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A Matera apre la Scuola di restauro

A Matera apre la Scuola di restauro
di EMILIO OLIVA

MATERA - Matera capitale europea della cultura 2019 taglia un altro importante traguardo. Con l’apertura della Scuola di alta formazione dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, l’unica al Sud, sarà il quarto polo nazionale in questo campo, affiancandosi alla reggia di Venaria Reale, nell’hinterland di Torino, all’Opificio delle pietre dure di Lorenzo il Magnifico a Firenze e a San Michele a Ripa a Roma.«Hanno risolto i problemi a Roma e martedì (domani, ndr) Gisella Capponi, direttore dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, verrà a presentare l’attività della Scuola di alta formazione», dice il sindaco Raffaello De Ruggieri, uno dei padri del progetto, insieme con Michele D’Elia, barese di Grumo Appula, ex sovrintendente ai Beni culturali della Basilicata ed ex direttore dell’Istituto centrale del restauro a Roma, oggi Istituto superiore, scomparso da più di tre anni senza aver visto realizzarsi la sua idea. Fu concepita trent’anni fa, quando a Matera nella zona artigianale del Paip fu costruito il laboratorio del restauro, a servizio della Sovrintendenza ai beni storici e artistici. La struttura nacque con la prospettiva di poter accogliere un centro di eccellenza nel campo del restauro di opere d’arte e monumenti, rafforzando le vocazioni di una città che attorno ai Sassi e agli insediamenti rupestri della Murgia, diventati sito Unesco, ha costruito le premesse per trasformare la tutela e la valorizzazione dei beni culturali in occasioni di sviluppo produttivo.

Il primo corso della Scuola del restauro, di durata quinquennale, sarà avviato a ottobre nella sede storica dell’ex convento di Santa Lucia Nova, già sede municipale. Rilascerà un diploma equiparato alla laurea magistrale a ciclo unico. Venti gli allievi che saranno ammessi, attraverso concorso pubblico, il cui avviso di bando è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 30 giugno: dieci saranno formati sui materiali lapidei e altri dieci su manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile.

A regime, nell’arco dei cinque anni, saranno diplomati 100 allievi. Si tratterà di figure altamente specializzate, che affronteranno la materia con competenze multidisciplinari. «Non solo restauratori, ma anche chimici, fisici, diagnostici, biologi, storici dell’arte, archeologi», spiega De Ruggieri, che mastica questi temi da una vita. Dopo essere stato nel ‘59 uno dei fondatori del circolo culturale La Scaletta, autore di numerose ricerche e scoperte sul patrimonio rupestre della città, è anche il creatore della Fondazione Zètema, un centro per la valorizzazione e la gestione di risorse storico-ambientali cui si deve il restauro della Cripta del Peccato originale, considerata la «Cappella Sistina del rupestre».

La Scuola del restauro naturalmente è considerata solo un inizio. Il sindaco sposta già oltre la linea del traguardo: «Il nostro obiettivo adesso sarà creare un centro di ricerca. La Scuola – spiega – deve aprire un varco per poter far nascere un centro di ricerche delle nuove tecniche di intervento per la conservazione del patrimonio culturale, a servizio di tutte le Sovrintendenze meridionali e, nel tempo, dei territori che si affacciano sul Mediterraneo».

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