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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 07:46

I carciofi del Metapontino invadono l’Italia e l’estero

I carciofi del Metapontino invadono l’Italia e l’estero
di FILIPPO MELE

PISTICCI - Il Metapontino delle meraviglie. Dopo le fragola Candonga, le zucche, i lamponi, ed altre primizie, ecco i carciofi. Nella zona di San Teodoro, per iniziativa dell’imprenditore agricolo Davide Carbone, 38 anni, di Bernalda, titolare dell’azienda “Il pizzicotto”, c'è il carciofeto più vasto dell’aco jonico lucano. Si tratta di 40 ettari di piante alte sino alla cintola che danno un prodotto che, surgelato dalla Orogel, nello stabilimento di Policoro, raggiunge i consumatori attraverso la grande distribuzione organizzata. In tutto il mondo. «Noi – ha detto Carbone – siamo i produttori di punta della Orogel, uno dei marchi più importanti del settore. Il nostro prodotto ha caratteristiche di bontà tali da essere tra i più ricercati. Produciamo con destinazione industriale. Un carciofeto di 40 ettari è da record. La media è di 7 – 8. Ed il Metapontino, con i suoi 300 ettari, è leader in Basilicata».

Una coltura remunerativa? «Dipende dall’annata. Importanti sono i numeri che si riescono ad ottenere. L’industria ci garantisce un prezzo congruo. Dobbiamo sperare in condizioni climatiche normali. Gelo e grandine sono in agguato. In condizioni okay, le varietà di nuova generazione che coltiviamo (Madrigal, Symphony e Violetto brindisino risanato) ci danno un certo reddito con un buon ritorno economico ed occupazionale per il territorio. Per un ettaro ci vogliono per impianto, acqua, spese, lavoro, raccolta, dai 7 agli 8mila euro. Ora ho 18 dipendenti della zona ed extracomunitari».

Ma “Il pizzicotto” produce solo carciofi? «Il grosso del nostro impegno – ha risposto il nostro interlocutore - è sui carciofi, Ma produciamo anche zucche, frumento, cavoli, broccoli, pur se puntiamo sul carciofo. Se il trend rimarrà positivo aumenteremo le superfici coltivate».
Ed è strano che questo imprenditore, perito agrario, non si sia dedicato, come la gran parte dei produttori agricoli della sua età, alla fragolicoltura. Una stranezza spiegata sull'onda dei ricordi familiari.
«Io – ha rivelato Carbone – non sono figlio di agricoltore. Mio padre faceva il camionista. E portava i carciofi a Firenze. Questo ortaggio per me è stato una passione che ho trasformato in stile di vita. In futuro ci sono la sperimentazione del Carciofo brindisino che si avvia all’Igp, la ripresa produttiva di varietà tradizionali, un marchio di produzione di sott'oli. Carciofi, ovviamente» .

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