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Testa d’agnello mozzata per il sindaco di Scanzano

Testa d’agnello mozzata per il sindaco di Scanzano
di Filippo Mele

SCANZANO JONICO - «La bestia ferita sta reagendo. Ma io non ho paura. Sono il sindaco di questa città da cui o andrà via la gente per bene o i delinquenti. Credo che loro stiano finendo tutti in galera». Lo ha detto Salvatore Iacobellis, sindaco Pd del centro del Metapontino dove nell’ultimo decennio si sono verificati fatti col chiaro stampo della criminalità organizzata, dopo il macabro messaggio recapitatogli nella serata del venerdì santo. «Mi hanno fatto un piccolo regalo di Pasqua - ha detto il primo cittadino alla Gazzetta - Una testa di agnello in una busta di plastica attaccata al cancello della pizzeria di famiglia, in cui io vado ogni sera. È stata attaccata prima della chiusura, mezz’ora dopo la mezzanotte. Con la testa mozzata anche un biglietto, “Piccoli auguri di buona Pasqua”. Abbiamo subito chiamato i carabinieri. Che stanno indagando. E sono arrivati anche uomini specializzati nel settore». Esigenze investigative hanno ritardato la diffusione della notizia. La risposta al perchè di un gesto simile, poi, non è difficile. Iacobellis è impegnato da anni nel contrasto all’infiltrazione della criminalità organizzata nel suo comune. Qualche mese dopo la sua prima elezione, il 16 maggio 2007, il primo “avviso”: due proiettili in un busta a lui indirizzata. Ed il 12 aprile 2009 la consegna del Premio Beneventano istituito da Libera Basilicata, Comune di Sasso di Castalda, Fondazione Mimmo Beneventano e Legambiente, per ricordare il medico, giornalista e amministratore locale ucciso dalla camorra. Premio assegnatogli dopo una sua intervista alla Gazzetta dal titolo: «La ’ndrangheta vuole le nostre aziende».

«Oggi – ha spiegato il sindaco – alla delinquenza locale si sta sferrando un colpo mortale. Oltre alla denuncia, le forze dell’ordine, in particolare i carabinieri della Compagnia di Policoro, stanno arrestando uno ad uno i malavitosi del posto. Al premio Beneventano ci tengo particolarmente. Già allora denunciavo come ’ndrangheta e Sacra corona unita cercavano intese con la mala locale. E le operazioni “Gentleman”, della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, e “Neve tarantina”, della Dda di Lecce, hanno dimostrato che sono stati i “nostri” a proporsi come intermediari. Insomma, per passare sulla 106 Jonica le organizzazione criminali delle regioni vicine dovevano pagare una sorta di dazio. I frutti, però, sono maturi per essere colti. È una questione di sopravvivenza: o noi o loro. Credo che saranno loro ad andare in galera». Paura? «Paura no, preoccupazione si. Da più parti mi chiedono cosa me lo faccia fare. Io sono il sindaco e vivo qui. È facile parlare dei delinquenti della Sicilia o della Calabria. E’ più difficile parlare di quello che ti sta al fianco, al bar. La mia famiglia è con me. Ed ai miei cittadini dico di denunciare, denunciare, denunciare. Sento il dovere di dare l’esempio».

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