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Le Capitali della cultura sulla scia del petrolio

Le Capitali della cultura sulla scia del petrolio
di LUIGIA IERACE

MATERA - Cosa unisce Stavanger e Matera, la Norvegia e la Basilicata? Nel 2008 la città norvegese di Stavanger è stata la Capitale Europea della Cultura. Un passaggio di testimone a Matera 2019, la neo eletta, che non è solo la città dei Sassi, ma l’espressione di un’intera regione che ha combattuto all’unisono per vincere la sfida con altre prestigiose città, come Ravenna. Ma c’è un filo che lega queste tre Capitali intorno al dilemma industria, ambiente e cultura possono convivere? Se Stavanger è il centro più importante per l’oil&gas in Europa e Ravenna, Capitale italiana della Cultura e capitale dell’energia e dell’offshore con il distretto energetico più importante d’Italia, la Basilicata, che si apre all’Europa con Matera 2019, è anche il cuore europeo dell’onshore.

Mondi diversi. Possono convivere? Lo chiediamo a Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia. «Partiamo da Stavanger e dalla Norvegia. Grande produttore petrolifero, in base all’ultimo rapporto dell’Onu che ha elaborato “l’indice di sviluppo umano”, un indicatore che misura anche lo stato di benessere di un Paese, la Norvegia risalta il primo Paese al mondo».
Come si spiega? «La Norvegia è riuscita a trarre vantaggio dalle attività estrattive, producendo molto, abolendo le royalty, applicando una super tassazione a monte delle attività e ridistribuendo poi i profitti».
Un circolo virtuoso, insomma... «È il principio basilare che le attività economiche servono per creare e distribuire ricchezza. E in una società moderna, la ricchezza è creata soprattutto dalle imprese industriali che fanno profitto applicando moderne tecnologie e vendendo prodotti per il mercato. Il profitto serve a dare dividendi agli azionisti o al proprietario dell’impresa e pagare le tasse, distribuite poi alla collettività attraverso la spesa statale».

E Stavenger ne è l’esempio? «Nella fattispecie del petrolio, la Norvegia ha applicato tali principi in maniera quasi perfetta, come dimostrano i risultati dell’O nu . Qui le attività petrolifere sono super tassate e il benessere è elevato». E la reazione delle compagnie? «Vogliono tutte investire nei Paesi Scandinavi e sono tante le industrie straniere che vogliono insediarsi qui, nonostante l’alta tassazione, per la certezza del quadro normativo e il sostegno alle attività».
Stavanger come Ravenna? «È qui che si è appena chiusa Omc 2015, l’Offshore Mediterranean Conference, la più grande vetrina dlel’oil&gas del Mediterraneo. Una fiera dalla quale è emersa l’importanza del distretto energetico di Ravenna che vanta la presenza di aziende leader nel mondo nel settore offshore perfettamente compatibili con la vocazione culturale e turistica».
Modelli replicabili in Basilicata? «Certo ma non perché esista un modello ma le regole di economia. L’esperienza norvegese può essere applicata in Italia, ma bisogna attrezzarsi per far capire che è uno sviluppo a beneficio di tutti anche del turismo, dell’agricoltura, della cultura e della stessa Matera 2019. In Basilicata le royalty sono destinate ai territori, ma bisogna vigilare sulla qualità della spesa».
Industria e ambiente a braccetto come a Stavanger e Ravenna? «La cultura industriale non è molto sviluppata al Sud, ma l’industria estrattiva in Basilicata ha un orizzonte lungo e stabile e l’elevata pressione ambientale ha fatto sì che i sistemi di monitoraggio e le tecnologie siano al top».

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