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Vandali romantici «sfregiano» i Sassi

di EMILIO OLIVA
MATERA - L’amore rende ciechi. Ma a volte anche stolti, a giudicare da quanto si legge sui muri nei Sassi. Sono di innamorati romantici quanto incivili le scritte con vernice spray che hanno deturpato alcuni angoli degli antichi rioni di tufo, patrimonio mondiale dell’umanità. Quattro le zone del Caveoso dove grafomani in preda a deliri letterari e poetici hanno lasciato traccia dei loro sentimenti, ma anche della loro stupidità. Esibizionismo elevato al grado di follia
Vandali romantici «sfregiano» i Sassi
di EMILIO OLIVA

MATERA - L’amore rende ciechi. Ma a volte anche stolti, a giudicare da quanto si legge sui muri nei Sassi. Sono di innamorati romantici quanto incivili le scritte con vernice spray che hanno deturpato alcuni angoli degli antichi rioni di tufo, patrimonio mondiale dell’umanità. Quattro le zone del Caveoso dove grafomani in preda a deliri letterari e poetici hanno lasciato traccia dei loro sentimenti, ma anche della loro stupidità. Esibizionismo elevato al grado di follia.

Sono frasi che hanno la pretesa di conquistare l’attenzione e magari di essere paragonati ai pensieri dei Baci Perugina. In realtà, se fanno breccia nel cuore dell’amata, entrano a pieno diritto nel triste elenco degli atti di vandalismo. «Chissà come finiremo io e te. Magari mai», è l’«epigrafe» con tanto di cuoricino rosso comparsa ultimamente in via Ospedale Vecchio, che da via Madonna delle Virtù si inerpica in direzione della Civita. Lo sfregio non passa inosservato da uno degli itinerari turistici che conducono al Musma, il Museo della scultura contemporanea. Lungo questa direttrice, poco più avanti, in via Muro, c’è un’altra perla di romanticismo barbarico. «Nella vita sono poche le cose belle che mi sono capitate, tu sei una di quelle. Ti amo», si legge su una parete di tufo. La data attesta inequivocabilmente che quella scritta è lì dal 28 agosto scorso. In «rima baciata» il messaggio che dal 14 gennaio deturpa l’accesso ad una scalinata in via San Giovanni Vecchio. «A te che sei la miglior cosa che mi sia successa +9 principessa», recita il graffito voluto per festeggiare i primi nove mesi di fidanzamento. Da un altro punto panoramico, il belvedere in via Duomo, infine, si «ammira», per così dire, la dedica in vernacolo di un altro writer scellerato: «Ste, tu sì a mia bella poesij».

Quelle scritte sono un’ulteriore offesa arrecata ad un patrimonio monumentale che da 22 anni è censito tra i siti Unesco. Ma il risvolto più preoccupante di questi episodi è che Matera sembra aver fatto un passo indietro nella tutela di questi luoghi e nel riconoscimento del loro valore culturale. Sono scempi che ricordano lontanamente gli anni dell’abbandono, quando i Sassi furono sfollati con la legge di risanamento. Eppure resistettero senza grandi rischi ad atti vandalici e saccheggi. Quei luoghi definiti «vergogna nazionale» non riconquistarono l’attenzione della città se non con le battaglie del circolo culturale La Scaletta, prima, e successivamente con il circolo di Legambiente, attenti a difendere un patrimonio unico al mondo, e infine con l’approvazione della legge 771 dell’86 per il recupero dei Sassi. Per alcuni anni il gran fervore di idee, di progettualità, di cantieri aperti ha assicurato agli antichi rioni di tufo una protezione, violata soltanto a livello sociale dalla penetrazione della malavita. Ma fu un’emergenza bloccata sul nascere dalla reazione dei materani che erano ritornati ad abitare le prime case riattate dei Sassi, pronti anche a costituirsi in comitato, nonchè dalle indagini di polizia e infine dal lavoro della magistratura.

Oggi qualcosa sembra essersi spezzato. Gli antichi rioni sono diventati un luogo non definito. Non un monumento capace di attrarre turismo e ispirare progetti culturali, ma una città artificiale, da sfruttare ora come set cinematografico ora come parco divertimenti. L’assenza di controlli e il poco rispetto delle regole, ma soprattutto lo spaventoso vuoto progettuale sul futuro dei Sassi rischiano di innescare una pericolosa spirale involutiva. E forse quelle scritte non sono un caso. Semmai il riflesso di un calo di attenzione che dovrebbe destare allarme.

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