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Domenica 24 Settembre 2017 | 14:25

Un teatro in Via Lombardi che andrebbe recuperato

di EMILIO SALIERNO
MATERA - Un luogo di grande valore per la storia culturale cittadina e che apre interessanti scenari di ricerca documentale e di storia urbanistica, ma abbandonato e nel degrado. Uno spazio molto ampio, di proprietà del Comune, scavato nella roccia tufacea. Un locale che non serviva solo per le adunanze della Chiesa Battista, ma si utilizzava anche come teatro
Un teatro in Via Lombardi che andrebbe recuperato
di EMILIO SALIERNO

MATERA - Un luogo di grande valore per la storia culturale cittadina e che apre interessanti scenari di ricerca documentale e di storia urbanistica, ma abbandonato e nel degrado. All’inizio del 1900, le adunanze liturgiche della Chiesa Battista di Matera erano affidate alla conduzione di Luigi Loperfido, predicatore e personaggio suggestivo, noto come il Monaco Bianco. Partecipavano alle riunioni anche in trecento e il posto per gli incontri era situato nei Sassi, a ridosso dell’attuale Via delle Beccherie, in Via Lombardi (non distante da Piazza Vittorio Veneto).
Uno spazio molto ampio, di proprietà del Comune, scavato nella roccia tufacea. Ma quel locale non serviva solo per le adunanze della Chiesa Battista, ma si utilizzava anche come teatro. «Ne ricorda l’uso e la fruizione religiosa - dice Gianni Maragno, scrittore, regista e studioso del Monaco bianco e impegnato a segnalare, con le sue ricerche, le valenze cittadine - un festone dipinto sulla parete di fondo del locale e che, in un cartiglio svolto, reca la scritta “Noi predichiamo Cristo crocifisso”.

Sopravvivono le tracce di una struttura possente e funzionale, a cui nel tempo sono state apportate variazioni per quanto riguarda gli spazi e la loro suddivisione. Resiste, per esempio, il sobrio capitello del pilastro scolpito, direttamente nella roccia. Incisi nella pietra sono anche i fregi che ornano l’arco centrale, che delimita l’ingresso principale.
Sulla parete esterna del cortile che precede lo spazio chiuso, anch’esso scavato come lunga e profonda grotta, richiama particolarmente l’attenzione un bassorilievo raffigurante l’Annunciazione» . La memoria corre alla maestria e all’attività del Monaco Bianco, ricorda Maragno, «che negli anni giovanili, quando viveva negli Stati Uniti, aveva dato prova di notevole capacità artistica nella pittura come nella scultura e proprio in quest’ultimo campo si conservano, ancora oggi, testimonianze notevoli della sua produzione, sia in Italia che all’estero. Un’ipotesi suggestiva è quella di attribuire a lui la manifattura che oggi è visibile. Sulla parete di fondo, una piattaforma in pietra segnava probabilmente il luogo destinato alla celebrazione liturgica, ma risulta interessante l’annotazione di un articolo de “Il Testimonio”, organo della stampa evangelica battista.

Riferendosi alle assemblee, si legge: ”Essi hanno un locale proprio per le loro adunanze, che è un antico teatro, capiente di circa duecento persone”. In effetti, la piattaforma in pietra presenta una botola scavata nel massetto e che si potrebbe collegare in maniera più conveniente alla delimitazione di un vero e proprio palcoscenico, avvalorando sotto questo aspetto la casuale notizia del periodico di inizio ‘900. Questa ipotesi trova conferma nella constatazione delle notevoli dimensioni degli spazi dei locali ed anche nella rilevazione di complementi architettonici, mentre il cortile antistante gli spazi chiusi avrebbe avuto la funzione di quello che oggi potrebbe definirsi “foyer”».

La lungimiranza del Monaco Bianco (che ai suoi tempi sosteneva l’utilità della ferrovia per Matera) rispetto alla necessità di un teatro, aggiunge Maragno, «non trova purtroppo conferma oggi a proposito di Matera capitale europea della cultura, considerato che non si dà importanza alla costruzione di un moderno e funzionale teatro, trascurando addirittura la rivalutazione e l’adeguamento degli spazi che, in anni passati, hanno assolto proprio a quella specifica funzione culturale e di spettacolo».

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