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Tricarico, tripudio di suoni e colori per il Carnevale

di VINCENZO DE LILLO
I cappellini con lunghi nastri colorati ai balconi di Tricarico annunciano che sta per cominciare il periodo più allegro dell’anno. Il 17 gennaio, giorno che il calendario dedica a Sant’Antonio Abate, cominciano le manifestazioni carnascialesche secondo i riti dell’antica tradizione paesana. Le figure principali del carnevale tricaricese, la più antica manifestazione antropologica della regione, sono le vacche e i tori.
Tricarico, tripudio di suoni e colori per il Carnevale
di VINCENZO DE LILLO

I cappellini con lunghi nastri colorati ai balconi di Tricarico annunciano che sta per cominciare il periodo più allegro dell’anno. Il 17 gennaio, giorno che il calendario dedica a Sant’Antonio Abate, cominciano le manifestazioni carnascialesche secondo i riti dell’antica tradizione paesana. Le figure principali del carnevale tricaricese, la più antica manifestazione antropologica della regione, sono le vacche e i tori. Si accompagnano ai tanti altri personaggi della transumanza. Chi si veste da vacca indossa indumenti chiari: maglia e mutandoni di lana grezza, fazzoletto campagnolo ai fianchi, velo sul volto e cappello a falda larga dal quale scendono fiumi di nastri coloratissimi. Tutti in nero, invece, i tori, con cappello dal quale si dipartono radi nastrini di colore rosso fuoco.

La vestizione dei figuranti ha inizio alle 4 di mattina in abitazioni private messe piacevolmente a disposizione. Intanto, in paese si comincia a sentire qualche raro suono di campanacci. Sono quelli prelevati dalle mucche vere dei boschi dei dintorni. I tori portano i campanacci “maschi”, le vacche quelli “femmine”. I primi sono più allungati e con il battaglio evidente; i secondi tondeggianti e con il battaglio nascosto. Chiari i riferimenti sessuali. E i campanacci emettono suoni uno diverso dall’altro, in maniera che - nella vita reale, quotidiana - il mandriano possa distinguere se quel campanaccio è appeso al collo di “Carolina”, o “Margherita”, o “Teresina”, nomi assegnati amorevolmente alle vacche. Il diverso suono serve a individuare la posizione nel bosco del singolo animale. Portata a termine la vestizione, le maschere raggiungono la piazza principale del paese.

Da qui, intorno alle 5.30, si parte, si attraversa il centro storico dando la sveglia al paese con il suono dei campanacci, che si fa via via più assordante e si raggiunge la chiesa di Sant’Antonio Abate sulla via Appia, in periferia. Qui si procede alla benedizione delle maschere, ma anche degli animali veri, agghindati con nastri multicolore, rispettando i colori dei “maschi” e delle “femmine”. Gli animali veri potranno seguire il corteo, mettendosi in fondo allo stesso. Nel piazzale della chiesa si accende un grande falò: in onore del Santo, ma anche per riscaldarsi un po’. Alle 10 il corteo si avvia verso il paese, percorrendo la via Appia per due chilometri. Il suono dei campanacci è coinvolgente. I tricaricesi si affacciano a balconi e finestre per applaudire. È cominciata la festa.

Cala il silenzio assoluto soltanto quando si passa davanti al camposanto: la pace dei morti non va disturbata. Suonando e ballando si raggiunge piazza Garibaldi verso mezzogiorno. I massari cercano di mettere ordine nel corteo della transumanza servendosi della parroccola (bastone di legno finemente intarsiato nella parte superiore). Severe, soprattutto, le “mazzate” del capo massaro per raffreddare i bollenti spiriti di quei tori che, strada facendo, tentano approcci di monta con le vacche. In piazza si fanno più giri attorno al monumento e poi ci si sparpaglia per correre nelle vie del centro storico: la gente si affaccia sull’uscio e offre salsicce, pane e vino. Si consumerà tutto in serata nella piazza coperta durante la cena delle maschere.

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