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Una «nuova» chiesa rupestre nel comprensorio di Matera

MATERA – Continua a riservare sorprese il patrimonio delle chiese rupestri di Matera, con la scoperta e lo studio della chiesa di “San Pietro de Morrone”, un luogo di culto medievale della “Civita” all’interno dei rioni Sassi. Merito è di due appassionati e studiosi locali, Angelo Fontana e Raffaele Paolicelli che hanno raccolto in un lavoro pubblicato dallo edizioni Giannatelli, i risultati di uno studio “serio e approfondito”
Una «nuova» chiesa rupestre nel comprensorio di Matera
MATERA – Continua a riservare sorprese il patrimonio delle chiese rupestri di Matera, con la scoperta e lo studio della chiesa di “San Pietro de Morrone”, un luogo di culto medievale della “Civita” all’interno dei rioni Sassi. Merito è di due appassionati e studiosi locali, Angelo Fontana e Raffaele Paolicelli che hanno raccolto in un lavoro pubblicato dallo edizioni Giannatelli, i risultati di uno studio “serio e approfondito” – come lo definisce nell’introduzione padre benedettino Donato Giordano, docente all’istituto di ecologia ecumenico patristica alla facoltà teologica pugliese di Bari - che li ha portati dapprima a tracciare i confini dell’antica contrada e poi a descrivere la storia della chiesa rupestre, che abbisogna di restauri.

Il nome della contrada “San Pietro del Morrone”, dove la chiesa è ubicata, deriva dalla presenza di una chiesa dedicata a Pietro del Morrone, divenuto Papa il 5 luglio 1294 con il nome di Celestino V. L’interno è articolato in due ambienti, con una navata principale, divisa da due pilastri principali centrali affiancati e da un terzo pilastro di forma irregolare. Nell’oratorio ci sono resti di affreschi leggibili con una figura maschile e un’altra femminile. Quest’ultima dovrebbe essere una Santa, in posizione frontale che indossa una ricca tunica ornata e mostra il palmo della mano destra. Il volto è caratterizzato da due marcate arcate sopraccigliari e grandi occhi rivolti verso il fedele. Dai tratti potrebbe essere Santa Sofia, che si trova nella chiesa rupestre della Madonna degli Angeli. La figura maschile è quello di un Santo con barba, rivestito da una tunica azzurra che benedice con la mano destra. Probabile che si tratti di un apostolo, con forti richiami al san Giacomo maggiore, raffigurato nella chiesa rupestre di San Giovanni in Monterrone.

Il lavoro, che sarà presentato domani a Palazzo Viceconte, è corredato da notizie, atti, foto di prima mano e di archivio, e riserva un capitolo sulla vita di San Pietro de Morrone, un asceta divenuto Papa il 5 luglio 1294 con il nome di Celestino V, ma che resosi conto di essere stato strumentalizzato da Carlo II d’Angiò e di non essere in grado di governare adeguatamente la Chiesa rassegnò le dimissioni il 13 dicembre del 1294 e ritornò alla vita monacale. Fini anche in carcere e morì nel 1296 nel Castello di Fumone. Papa Clemente V lo proclamò Santo con il nome di Pietro del Morrone.

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