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«Matera 2019» Abbiamo potenzialità che altri non hanno

di EMILIO OLIVA
Chi la spunta tra Cagliari, Lecce, Matera, Siena, Perugia, Ravenna, candidate a capitale europea della cultura? Ride Paolo Verri, 48 anni, torinese, direttore del Comitato Matera 2019, incarico che divide con quello di responsabile del palinsesto di eventi del Padiglione Italia all’Expo 2015 di Milano. «Non vorrà che parli di percentuali», esclama
«Matera 2019» Abbiamo potenzialità che altri non hanno
di EMILIO OLIVA
Chi la spunta tra Cagliari, Lecce, Matera, Siena, Perugia, Ravenna, candidate a capitale europea della cultura? Ride Paolo Verri, 48 anni, torinese, direttore del Comitato Matera 2019, incarico che divide con quello di responsabile del palinsesto di eventi del Padiglione Italia all’Expo 2015 di Milano. «Non vorrà che parli di percentuali», esclama. Ma alla domanda che tutti inevitabilmente si fanno in queste ore una risposta lui ce l’ha. «Ciascuna delle sei città della short list – spiega – ha lavorato per il meglio. Ciascuna ha qualche buona motivazione per vincere. Il ragionamento che facciamo noi è di tre livelli diversi. Primo: che ci sembra non solo di aver lavorato molto bene, ma di aver espresso nel secondo dossier un grande salto in avanti che è utile a tutta l’Europa, dal punto di vista del concetto di cultura, che non è una cultura top down dove c’è qualcuno che ti dice cosa devi guardare o ascoltare, ma viene prodotta dai cittadini, che sono i proprietari del patrimonio, che scelgono cosa produrre sul proprio territorio e che sono quindi protagonisti, senza qualcuno che insegni loro cos’è la cultura. Secondo elemento: che più di tutte le altre cinque città il potenziale che Matera esprime è straordinario.
Se si considerano i vantaggi che ci sarebbero per il sistema Paese con l’attribuzione del titolo, Matera ha un potenziale di crescita superiore, perché quelle città per un motivo o per l’altro hanno già una dimensione consistente. Ravenna perché è già stata capitale dell’Impero, Siena perché è una città che ha sei milioni di turisti, Cagliari perché è una capitale regionale e così via. Terzo elemento: credo che serva un segnale molto forte per l’Italia appenninica, che deve capire se ha ancora un destino o un futuro. Matera, città più sicura d’Italia, che in questo momento ha un grado di internazionalizzazione straordinario di persone che decidono di venirci a vivere, è un vero esempio di come possono essere l’Italia e l’Europa del futuro. Noi quindi ci battiamo con molto coraggio senza smentire minimamente quanto di buono hanno fatto gli altri, a cominciare da Ravenna, città con cui siamo gemellati e che vorremmo che vincesse, se non vinciamo noi, perché sappiamo che siamo le due città che hanno fatto di più e meglio in questi sei anni di lavoro».

Giovedì c’è l’audizione a Roma. Quanto peserà sulla decisione finale? «Tanto. Perché sarà un’ora e mezzo in cui tutti si giocheranno tutto».

Dovrete sciogliere i dubbi della commissione? «Sì. Dovremo essere molto bravi a lasciar parlare le commissioni e farci fare più domande possibili, per dare più risposte possibili e puntualizzare tutte le cose che abbiamo scritto nel dossier, che purtroppo è una gabbia di 110 pagine e non consente di uscire fuori».

Come si svolgerà l’audizione? «La prima mezz’ora sarà di presentazione della città. Poi ci sarà un’ora di domande. Ci saranno 25 domande della commissione alle quali dovremo rispondere in un tempo di due minuti ciascuna. In questi giorni, come in ogni buona squadra, sceglieremo all’ultimo gli altri componenti della delegazione tra quelli che sono più in forma e avranno la capacità di dare le risposte migliori».

Come pensa che Matera abbia colpito la giuria durante la visita? «Con la sua semplicità, innanzitutto, e con l’accoglienza. Come ha detto uno dei commissari, Jordi Pardo: “Nessuno di noi sa se Matera diventerà capitale europea della cultura, ma sicuramente ha dimostrato di avere tutti i titoli per essere la capitale mondiale dell’accoglienza”. Perché tutti i cittadini, di ogni età, di ogni provenienza, di ogni quartiere, hanno dimostrato di avere qualcosa da raccontare e da scambiare con la commissione».

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