Cerca

Giovedì 19 Ottobre 2017 | 20:16

Tre morti lucani senza un nome

di FABIO AMENDOLARA
Nonostante siano in obitorio ormai da molti anni non hanno ancora un nome. Su una targhetta di plastica lucida legata al piede con un filo di nylon c’è scritto «da identificare». Sono tre i cadaveri anonimi trovati in Basilicata e censiti dal ministero dell’Interno in un «registro generale» che ricorda alle forze dell’ordine di controllare tra i casi di scomparsa. A Palazzo San Gervasio, Ferrandina, Tito
Tre morti lucani senza un nome
di FABIO AMENDOLARA

Nonostante siano in obitorio ormai da molti anni non hanno ancora un nome. Su una targhetta di plastica lucida legata al piede con un filo di nylon c’è scritto «da identificare». Sono tre i cadaveri anonimi trovati in Basilicata e censiti dal ministero dell’Interno in un «registro generale» che ricorda alle forze dell’ordine di controllare tra i casi di scomparsa. A Palazzo San Gervasio, Ferrandina, Tito. Tre casi ben descritti in una scheda didascalica di lettura immediata.

UOMO CARBONIZZATO - È il 6 agosto del 1985. A Palazzo San Gervasio, nella discarica del paese di contrada Settecarri, vengono trovati «resti umani carbonizzati». Presumibilmente si tratta di un uomo. E con molta probabilità è qualcuno assassinato durante un regolamento di conti. In quell’area del Vulture non è il primo caso. Un esponente della famiglia Cassotta (che per i magistrati della Procura di Potenza è un clan di stampo mafioso), Ofelio Antonio, è stato ucciso proprio in quegli anni. Lo trovarono semicarbonizzato nella discarica comunale di Rapolla. Il metodo è comunemente usato dalla criminalità organizzata.

UNA MUMMIA - Il 5 giugno del 2002 in località Farneto di Ferrandina vengono trovati resti mummificati femminili. Epoca della morte: si presume una quarantina di anni prima del ritrovamento. Altezza 1 metro e 35 centimetri. Per questo si presume che la vittima fosse affetta da nanismo. E per una deformazione alle gambe «verosimilmente» soffriva anche della sindrome di Weismann Netter Stuhl. Causa presunta della morte: parto. Gli indumenti riportano alla mente Ottavia De Luise, la ragazzina scomparsa nel 1975 a Montemurro e mai ritrovata: veste a quadri in tessuto semisintetico indossata su saio bianco di cotone grezzo con il collo a barca, calzettoni di cotone manufatti allacciati sotto il ginocchio con una fettuccia. Un modo di vestire simile a quello impresso sulla fotografia di Ottavia che all’epoca gli investigatori diffusero per le ricerche. Anche l’altezza si avvicina molto. Ma non è mai stato fatto un esame del Dna.

MIGRANTE IN FUGA - È il caso più recente: il ritrovamento è del 21 agosto del 2012. In contrada Pezzenti di Tito viene trovato il cadavere di un uomo con carnagione olivastra, alto 1 metro e 71 centimetri, 70 chilogrammi di peso, capelli neri brizzolati. Indossava due paia di pantaloni uno sull’altro e due magliette. Causa della morte: caduta accidentale. Secondo gli investigatori è di nazionalità afgana. Ma è l’unico dato utile che al momento sono riusciti a ricavare.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione