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Martedì 26 Settembre 2017 | 18:36

Un popolo senza memoria cancella i muretti a secco

di PASQUALE DORIA
MATERA - Umili e trascurati. Ma i muretti a secco sono parte integrante del patrimonio rurale e culturale del nostro territorio. Questione di memoria, debole. Nella loro immediatezza consentono una lettura dinamica delle relazioni di aree come quella murgiana, in cui il mix d’insediamenti umani e sapiente utilizzo delle risorse naturali hanno consentito l’affermarsi della vita. Non sbaglia affatto chi si sgola e propone di salvarli
Un popolo senza memoria cancella i muretti a secco
di PASQUALE DORIA

MATERA - Umili e trascurati. Ma i muretti a secco sono parte integrante del patrimonio rurale e culturale del nostro territorio. Questione di memoria, debole. Nella loro immediatezza consentono una lettura dinamica delle relazioni di aree come quella murgiana, in cui il mix d’insediamenti umani e sapiente utilizzo delle risorse naturali hanno consentito l’affermarsi della vita. Non sbaglia affatto chi si sgola e propone di salvare quanto si lega alle tecniche costruttive di muretti e terrazzamenti: significa tutelare il paesaggio e magari altro ancora, pensare al futuro. Sistematizzando e riproponendo in chiave innovativa conoscenze e tecniche tradizionali è normale spingere lo sguardo ben oltre i confini locali. Per fare cosa? Non mandare in malora il proprio patrimonio è ormai tema ampiamente condiviso in una città che, come Matera, non nasconde la sua vocazione.

Ma le leadership territoriali hanno bisogno di scrivere parole chiare sulle pagine delle eccellenze italiane. Di più, il tempo continua a fare il suo corso e non è il caso di distrarsi oltre il dovuto. Del resto, forse poche città hanno l’occasione così netta come quella dei Sassi di spingere l’acceleratore sulle buone pratiche del recupero. Eppure, quì non è mai nato un degno laboratorio capace d’indirizzare e sostenere la rivitalizzazione degli antichi rioni e di proiettare tecniche consolidate oltre i confini locali. Strano.

Probabilmente il progetto si è rivelato più grande delle forze capaci d’eseguirlo. Allora, cambiando prospettiva, e partendo magari da risultati a portata di mano, sono da salutare con favore quei pochi tentativi che, contando anche sullo sforzo degli enti locali, hanno puntato a trasmettere a futura memoria le tecniche di costruzione dei muretti a secco. Una buona rappresentazione di questo sforzo è documentata in un lavoro dell’a rchitetto Alessandro Burgi. Nei mesi scorsi ha redatto una speciale guida nell’ambito delle pubblicazioni dei «Quaderni del parco archeologico storico naturale delle chiese rupestri del Materano». S’intitola Breve manuale sui muretti a secco e terrazzamenti. Dopo la presentazione pubblica dell’utile lavoro e gli auspici di un’attiva riqualificazione e recupero di segni spinti al di là di un giudizio meramente estetico, solo buio fitto.

Non si hanno notizie su chissà quali iniziative sostenute nel solco di quella rivalutazione del paesaggio agrario che ha fatto la fortuna di regioni come la Toscana oppure l’Umbria. Niente di niente. Di contro, non c’è davvero nessuna enfasi nel sottolineare la bellezza e l’unicità della campagna materana. In una città che ha usato la calcarenite come cifra interpretativa del vivere insieme, diventa basilare il processo di valorizzazione della pietra e delle molteplici relazioni di una grande vicenda civile. Si usa l’espressione «a secco», intanto, perchè per innalzare muretti non viene adoperata nessuna malta cementizia o di altro tipo. Le pietre, quelle sottratte a un lento e corretto processo di antropizzazione della natura, sono sistemate a incastro. E sintetizzano una sorta di trama, di orditura nell’ordine di un paesaggio in cui nulla è lasciato al caso. Suggestioni arcaiche eppure intrise di modernità, che suscita spontaneo stupore, specie se si considerano questi manufatti quali straordinari condensatori d’umidità. Non semplici cumuli di pietre. Tra le altre funzioni - tipo frenare il dilavamento dei terreni - svolgono infatti il compito d’intercettare le variazioni atmosferiche, soprattutto i venti carichi di umidità. Condensano le variazioni climatiche in minute goccioline d’acqua, preziose in una zona carsica, dove le tecniche d’irrigazione a scorrimento, con infiltrazione laterale sono lezioni di fisica idraulica a cielo aperto. Insomma, non marcano solo un territorio. Intanto, muretti e terrazzamenti si stanno sbriciolando. Mozzafiato quelli ai piedi del rione Casalnuovo, presenti nel tessuto urbano chissà ancora per quanto.

Considerazioni in libertà mentre, in filigrana, si ripropone l’Allegoria del buono e del cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti, celebre affresco che campeggia nella sala del Consiglio del Palazzo pubblico di Siena. Metafora di una virtù civica rappresentata dall’incontro armonioso tra città e campagna. La separatezza, invece, si traduce in un’altra immagine, la mancanza di qualità politiche del governo del territorio. E sicuramente da queste parti ne sappiamo qualcosa, anche senza fare tesoro del monito di Lorenzetti.

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