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Tufi lanciati nel vuoto dal ponte di via Commercio

MATERA - Ignoti dopo aver smontato parte di un muretto, forse a furia di calci, quali stralunati epigoni della rupe Tarpea, invece di buttare di sotto le loro peggiori intenzioni, hanno lanciato nel vuoto blocchi di tufo e altro materiale edile strappato alla breccia aperta in un lampo di cretinismo puro. Fortuna che nessuno fosse sotto (Tufi e altro lanciati nel vuoto, foto f. Sassilive)
Tufi lanciati nel vuoto dal ponte di via Commercio
MATERA - Breve viaggio al termine della città dove, complice il caldo d’agosto, la bravata di pochi balordi ha rasentato la follia. Peggio ancora, la tragedia. Il «ponte di ferro», come viene sbrigativamente indicato l’innesto che consente l’ingresso ai rioni Sassi da via Commercio, questa volta è finito sotto i riflettori della cronaca perchè, suo malgrado, è divenuto teatro d’intemperanze e deliri difficili perfino raccontare. È vero, l’intervento «innovativo» eseguito non convince. È stato detto e ripetuto un’infinità di volte. Anzi, si era aggiunto che presto sarebbero state adottate contromisure utili a mitigare il contrasto che tanto ha disturbato la comunità a conclusione dei lavori contestati. Nel frattempo, a valle di qualche timido tentativo di bonifica della zona, dal punto di vista della pulizia, i soliti sconsiderati della notte hanno provato a vedere di nascosto l’effetto che fa (ma loro, quasi sicuramente, non sanno neppure che questo era il ritornello sarcastico di una canzone di Enzo Jannacci, ndr). Dopo aver smontato parte di un muretto, forse a furia di calci, quali stralunati epigoni della rupe Tarpea, invece di buttare di sotto le loro peggiori intenzioni, hanno lanciato nel vuoto blocchi di tufo e altro materiale edile strappato alla breccia aperta in un lampo di cretinismo puro.

Il risultato? Un precipitare del buon senso che ha sortito i suoi effetti anche prima di toccare terra, rovinando altri muretti e tutto quanto si frapponeva sulla traiettoria diretta che, per legge di gravità, è normalmente estranea a menti così contorte. Nella combinazione del caso, nessuno si trovava di sotto mentre procedeva l’enne - simo rituale della distruzione di ciò che è pubblico, che resta comunque tale anche se non incontra il favore dei più. La dea bendata ha intanto vegliato affinchè i danni fossero limitati solo alle cose.

Rimane lo sgomento per un episodio che si commenta da solo, per il livello di barbarie raggiunto tuttavia, al contempo, accende una sinistra luce in fondo ai pensieri di ognuno. S’insinua e conduce a una sorta di male oscuro che pure serpeggia in città. Vogliamo proprio continuare a fare sempre finta di niente? [Pasquale Doria]

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