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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 02:12

Polemica staminali «Serve un medico per aiutare Daniele»

di DONATO MASTRANGELO
MATERA - «Cercasi disperatamente un medico per somministrare l’infusione (a base di cellule staminali adulte, ndr) al piccolo Daniele». È l’appello accorato della famiglia Tortorelli, il bambino di sette anni, affetto sin dalla nascita dalla malattia rara Niemann Pick di tipo A che altera il metabolismo. «Ma si tratta di un appello - precisa Vito Tortorelli, nonno del bambino rivolto soltanto ai coraggiosi e senza paura di minacce»
Polemica staminali «Serve un medico per aiutare Daniele»
di DONATO MASTRANGELO

MATERA - «Cercasi disperatamente un medico per somministrare l’infusione (a base di cellule staminali adulte, ndr) al piccolo Daniele». È l’appello accorato della famiglia Tortorelli, il bambino di sette anni, affetto sin dalla nascita dalla malattia rara Niemann Pick di tipo A che altera il metabolismo. «Ma si tratta di un appello - precisa Vito Tortorelli, nonno del bambino rivolto soltanto ai coraggiosi e senza paura di minacce». Una vicenda che si interseca tra il diritto alla salute, con migliaia di famiglie che ripongono speranza e fiducia nella terapia del discusso metodo Stamina del prod. Davide Vannoni e i contenziosi tra corsi e ricorsi che si riscontrano in sede giudiziaria.

L’ultimo in ordine di tempo è quello che riguarda la sentenza del Tribunale di Matera che ha rigettato il ricorso fatto da parte dell’Azienda Ospedaliera “Spedali Civili” di Brescia, confermando l’ordinanza reclamata e disponendo alla stessa di riprendere “la somministrazione della terapia a mezzo di cellule staminali in favore di Daniele, secondo le metodiche e il programma già seguiti prima dell’interruzione”. Tra gli aspetti evidenziati dal giudice anche quello relativo al provvedimento del ministero della Salute del 10 ottobre 2013 e depositato all’udienza del 15 gennaio 2014, “ritenuto irrilevante per la decisione in controversia. Infatti detto provvedimento ha sospeso la sperimentazione del metodo “Stamina” mentre nella fattispecie in esame si discorre sul completamento della cura compassionevole avviata ai sensi del decreto ministeriale 5/12/2006 n. 25520 (cosiddetto decreto Turco)”.

Una sentenza, tuttavia, che come sostiene la famiglia del bambino affetto dalla patologia rara rischia di rivelarsi una vittoria di Pirro. «Si tratta di una piccola vittoria - afferma ancora il signor Tortorelli - che non ci dà nessuna possibilità di continuare la terapia, se non riprendendo una richiesta secondo l’ex art. 669 al giudice con la nomina di un “Ausiliario del Giudice” che sia un medico rianimatore-anestesista o semplicemente medico che si assuma la responsabilità di nominare, a sua volta, un medico infusore per Daniele, anche esterno alla struttura sanitaria affinchè possa somministrare a mio nipote l’infusione di cellule staminali. Facciamo appello - prosegue nonno Vito - sin da ora a chi, come medico coraggioso possa assumersi questa responsabilità ai fini di dare continuità di sopravvivenza al piccolo Daniele».

La famiglia Tortorelli, attraverso i suoi legali gli avvocati Tiziana Barone e Vincenzo Pizzilli, già lo scorso 25 giugno ha presentato un ulteriore ricorso al giudice del Tribunale di Matera in base all’art. ex 669 per chiedere la nomina del dott. Marino Andolina, pediatra e immunologo, vice presidente di Stamina che segue Daniele sin dalla nascita, come ausiliario del giudice per poter disporre all’interno degli Spedali Civili di Brescia dell’infusione di cellule staminali. Il giudice, però, ha rinviato ad ottobre la decisione, ribadendo che c’è già in piedi un’ordinanza dello scorso 5 maggio con cui viene imposto all’ospedale di Brescia la ripresa delle cure staminali, rimarcando che l’interruzione delle stesse aveva arrecato un peggioramento del quadro clinico del piccolo Daniele “con conseguenze irreparabili che potrebbero determinare il suo decesso”. Ripresa delle cure, che di fatto non fu autorizzata.

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