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Sabato 16 Dicembre 2017 | 23:20

galatone

«Corruzione elettorale»
Indagato l'ex sindaco Nisi

Il pm: «In cambio del voto, promesso un locale commerciale e consegnati 200 euro»

«Corruzione elettorale» Indagato l'ex sindaco Nisi

di Gianfranco Lattante

GALATONE - L’ex primo cittadino Livio Nisi è indagato per corruzione elettorale e per calunnia. Le contestazioni sono contenute nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari che la Procura ha fatto notificare all’ex sindaco.

Il primo episodio, la presunta corruzione elettorale, sarebbe avvenuto nel maggio del 2012, alla vigilia del ballottaggio che si concluse con la sua elezione a sindaco per il centrodestra. Il secondo reato, invece, quello di calunnia, risale al marzo del 2017, prima delle ultime amministrative e quando la campagna elettorale era già in fermento.

Vi è un elemento che lega i due reati. Di corruzione elettorale, infatti, risponde anche il presunto beneficiario della elargizione di denaro (200 euro) e della promessa (l’assegnazione di un locale commerciale in via Gobetti) fatte da Livio Nisi. Si tratta di Giuseppe Zambonini, 56 anni, di Galatone. È stato lui, sia pur in maniera involontaria, a mettere in moto l’indagine condotta dai carabinieri della stazione di Galatone, diretti dal luogotenente Riccardo Minerba. Zambonini, infatti, nell’imminenza delle ultime elezioni amministrative alle quali Nisi si era candidato per il secondo mandato, ha inserito un commento su Facebook. Il magistrato lo ha riportato (errori compresi) nell’avviso di conclusione: «Signor Sindaco i soldi ci vogliono come hai fatto 5 anni fa. Ricordi come ai fatto con me, non dire che non è vero, io posso disporre di testimoni vivi». Il post, inevitabilmente, ha infiammato il dibattito pre-elettorale. Il Movimento 5 stelle di Galatone ha subito presentato un esposto alla stazione dei carabinieri per sollecitare una verifica dei fatti. L’allora sindaco Nisi ha reagito presentando una querela per diffamazione contro il commento postato da Zambonini.

Ed è qui che i due reati si intrecciano. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’autodenuncia di Zambonini sarebbe fondata: Nisi, in cambio del voto richiesto esplicitamente in occasione del ballottaggio, avrebbe promesso l’assegnazione del locale commerciale in via Gobetti ed avrebbe consegnato 200 euro in contanti. Gli accertamenti svolti e i testimoni sentiti dai militari avrebbero dato consistenza all’ipotesi di corruzione elettorale. Da qui l’accusa di calunnia: Nisi avrebbe incolpato falsamente Zambonini pur sapendolo innocente.

Fin qui le accuse della Procura. L’avviso di conclusione - è bene ribadirlo - non è una sentenza anticipata di condanna ma un atto di garanzia dell’indagato che, adesso, potrà fornire la propria versione. Nisi è difeso dall’avvocato Francesco Stella; Zambonini dall’avvocato Franco Orlando.

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