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Martedì 21 Novembre 2017 | 20:14

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Canile abbandonato?
Tre dipendenti nei guai

Canile abbandonato? Tre dipendenti nei guai

Tre indagati per la gestione del canile di via San Nicola. Nei giorni scorsi la Procura ha chiuso le indagini ipotizzando il reato di rifiuti di atti d’ufficio nei confronti di Fernando Buonocuore, 52 anni, di Lecce, dirigente del settore Ambiente, Igiene e Sanità del Comune di Lecce (difeso dall’avvocato Viviana Labbruzzo); di Ivan Vernich, 60 anni, di Lecce, nelle vesti di funzionario coordinatore del settore Randagismo rimasto in carica fino al 12 novembre del 2015 (difeso dagli avvocati Luigi e Roberto Rella); e del suo successore Cataldo Cannillo, 58 anni, di Lecce, (difeso dall’avvocato Donato Mellone).

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, è sfociata in un decreto di sequestro disposto dal gip Carlo Cazzella nel febbraio del 2013. A distanza di anni i sigilli permangono. Nel corso del sequestro i carabinieri della Forestale trovarono 160 animali a fronte di una capienza di 40. E lo stato di incuria e degrado sarebbe proseguito anche dopo il sequestro. Secondo l’accusa, i tre indagati avrebbero omesso di adottare i necessari provvedimenti che dovevano essere compiuti senza ritardo per consentire un’adeguata assistenza sanitaria. Da qui una situazione di estrema criticità sia per gli animali ricoverati in condizioni igieniche incompatibili con la loro natura e produttive di grande sofferenza e per lo stesso personale in servizio all’interno del canile.

E tanto con un grave pericolo per la salute a causa dell’assurdo sovraffollamento e del costante pericolo di crollo. In una situazione simile sarebbe risultata elevata la probabilità di insorgenza e di diffusione di malattie infettive parassitarie sia tra gli animali che tra gli operatori della struttura. Per la Procura, poi, i tre indagati non si sarebbero attivati nonostante le innumerevoli istanze del servizio veterinario dal 2013 al 2017 che evidenziavano le gravi carenze (prima e dopo il sequestro). Gli indagati hanno ora venti giorni a proprio disposizione per chiedere di essere interrogati o per produrre memorie difensive prima che il pm formalizzi una richiesta di rinvio a giudizio.

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