Giovedì 21 Giugno 2018 | 10:03

Lecce

Polo psichiatrico
pronta la protesta

«È l'esempio dell'incapacità degli amministratori pubblici di calarsi nella realtà»

Polo psichiatrico pronta la protesta

di STEFANO LOPETRONE

LECCE - Aprirà a metà settembre, all’interno del carcere di Borgo San Nicola. La Asl è pronta; la Regione pure e il Ministero della Giustizia sembra contento. Tutti vogliono offrire un servizio innovativo ai detenuti bisognosi di attenzioni particolari. Sembra tutto pronto, dunque, per l’apertura del Polo di osservazione psichiatrica nella Casa circondariale leccese. Il guaio è che il personale che può davvero permettere tutto ciò, ossia gli agenti penitenziari, praticamente non ci sono. Ne servirebbero almeno 40 per una capienza di 20 posti-letto, forse ne saranno assegnati 30, ma non si capisce da dove saranno presi. Il timore è che saranno spostati dai reparti, dove già sono 90 in meno. Una delle principali organizzazioni sindacali del Corpo, l’Osapp, è pronta a manifestazioni clamorose. Perché a Borgo San Nicola la polizia penitenziaria è sull’orlo di una crisi di nervi. Il segretario generale nazionale dell’Osapp, Leo Beneduci, è in questi giorni in vacanza a Otranto. Ed è rimasto basito quando mercoledì ha letto sulla stampa l’entusiasmo con il quale Regione e Asl hanno salutato l’apertura del Reparto psichiatrico. «Sembra di vivere un salto all’indietro nel tempo», dice il sindacalista.

Segretario, che cosa non la convince?

«Al tavolo tenuto martedì a Bari non si è parlato dell’impiego di poliziotti penitenziari. A tutti gli effetti mancano gli agenti per far funzionare la struttura. E sembra che di tutto ciò poco importi al governatore e agli amministratori pubblici. Vorrei capire se il Polo psichiatrico è una retromarcia sulla tanto decantata chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (gli Opg aboliti nel 2013, ndr). Le Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ndr) purtroppo sono poche e contraddittorie e per questo non funzionano. Se però chiudiamo gli Opg e diciamo che quella legge è avanguardia della civiltà e poi apriamo altre strutture in tutto simili, allora è giusto che i cittadini sappiano come stanno le cose».

Nelle Rems gli agenti svolgono un ruolo marginale...

«Nel Polo psichiatrico invece siamo coinvolti. Stiamo tornando indietro negli anni e non lo facciamo “gratis”. Il costo, soprattutto sociale, di questa clamorosa operazione è elevatissimo. Quello leccese sarà il Polo psichiatrico più grande del Meridione. Resto basito dal giubilo con cui è stata accolta la notizia: il fatto che manchi del tutto la polizia penitenziaria, e con essa gli standard minimi di sicurezza, sembra secondario».

Quanti agenti servirebbero?

«La logica e i regolamenti dicono 40, ma non meno di 30. Il personale di Borgo San Nicola, però, è già sottodimensionato a fronte di una popolazione carceraria destinata a salire. Bisogna capire come funzionerà la struttura».

Lei che idea si è fatto?

«Forse si opterà per la soluzione più facile: trasferire il personale dai reparti e diminuire la sicurezza tra le celle. Così però si peggiora la vivibilità interna. Nel carcere tutto ruota intorno alle condizioni di sicurezza e legalità garantite dal nostro Corpo. Il polo psichiatrico di Lecce è l’esempio concreto dell’incapacità degli amministratori pubblici di calarsi nelle pieghe della realtà».

Eppure si dice che la nuova struttura offrirà condizioni di salute migliori ai detenuti, in linea con l’articolo 27 della Costituzione?

«La Costituzione punta alla rieducazione del condannato. Se però il detenuto si trova a vivere un certo periodo della sua vita in un ambiente peggiorativo, non sarà possibile dare seguito alla norma costituzionale».

Come sta peggiorando la vita interna alle carceri italiane?

«Non è un mistero che in Italia, gli istituti penitenziari si stiano trasformando in piazze di spaccio. Poi noi siamo il Paese dei rimedi: la sentenza Torregiani ha condannato l’Italia per trattamento inumano, ma invece di aumentare i posti-letto si è scelto di aprire le celle per conteggiare anche il corridoio nello spazio vitale. Siamo giunti così alla vigilanza dinamica (a celle aperte, ndr) in cui la polizia penitenziaria è impossibilitata ad intervenire».

Ciò ha diminuito la sicurezza interna alle carceri?

«Sì. E non solo quella. Se la vita in carcere peggiora a farne le spese, in tutti i sensi, è anche la cittadinanza: quando un detenuto uscirà dal carcere peggiorato, aumenterà il tasso di recidiva. E lo stesso capiterà se diminuiremo il livello di sicurezza tra i reparti».

Ha in programma incontri istituzionali con Regione, amministrazione penitenziaria e Asl su questo argomento?

«Ci proveremo, ma quando si arriva a questi livelli di indifferenza istituzionale non so a che cosa serva incontrarsi. Come fa a non saltare agli occhi che un discorso di questo tipo non sta in piedi? Che stiamo tornando a spese del cittadino? Peraltro il Polo si apre in un carcere come Borgo San Nicola che non è proprio di facile gestione».

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