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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 13:01

I sigilli all'area

I giudici sul «Twiga»: accessi
al mare sproporzionati

Le motivazioni del tribunale del riesame sulla conferma del sequestro dell'(ex) locale di Otranto firmato Briatore

I giudici sul «Twiga»: accessial mare sproporzionati

OTRANTO - Il Riesame fa calare definitivamente il sipario sulla prossima stagione estiva al «Twiga». Sono state depositate ieri mattina le motivazioni dei giudici che lo scorso 27 maggio avevano respinto l’istanza di dissequestro per il lido che stava cominciando a sorgere sotto il marchio di Flavio Briatore, poi ritirato dopo l’intervento della procura.

Al momento del sequestro, avvenuto il 15 maggio a conclusione di un’indagine partita da una serie di esposti tra cui quello del consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle Christian Casili, e svolta da polizia provinciale e carabinieri con il coordinamento del sostituto procuratore Antonio Negro, erano stati contestati i reati di abusivismo edilizio in area sottoposta a vincolo e deturpamento di bellezze ambientali.Al centro della discussione era proprio il sistema di dotazione degli accessi al mare con servizi per la balneazione grazie a co nvenzioni stipulate dalle società private con il Comune.

La documentazione raccolta dalla procura è stata confrontata con le controdeduzioni dei legali degli indagati, l’amministratore della società Cerra Raffaele (Mimmo) De Santis e l’ormai ex direttore dei lavori, l’ingegnere Pierpaolo Cariddi eletto domenica scorsa a sindaco della città, difesi dagli avvocati Antonio De Mauro, Adriano Tolomeo, Giulio De Simone e Andrea Sticchi.
Secondo il Riesame dunque, gli accessi al mare possono essere dotati di servizi, ma in misura limitata. Quelli al «Twiga» sono stati ritenuti sproporzionati e in particolare è stato rimarcato che gli spianamenti del terreno e la creazione di spazi per il ballo serale poco o nulla avrebbero avuto a che fare con i servizi per la balneazione.

A questo punto l’estate al Twiga resterà, almeno per ora, un sogno in cui hanno sperato in molti, dai 60 ragazzi selezionati per garantire servizi top alla clientela, agli amministratori delle società che avevano costituito una cordata per operare sotto il marchio del patron del Billionaire, fino ai tanti vip che avevano fatto a gara per assicurare la loro presenza nel Salento. Tra le ipotesi sul tavolo non è da escludere nemmeno quella di un ridimensionamento del progetto pur di poter aprire l’area al pubblico e proteggere almeno in parte i sostanziosi investimenti dei manager salentini. [m.c.]

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