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Domenica 22 Ottobre 2017 | 02:59

incontro

Statale Maglie-Leuca e Tap
Cantone sale in cattedra

«La 275. Un esempio accademico di come non si fanno le opere pubbliche»

Statale Magalie-Leuca e Tap Cantone sale in cattedra

MAGLIE - «La Statale 275 esempio accademico di come non si fanno le opere pubbliche». Lo ha spiegato Raffaele Cantone, magistrato e presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione alla platea degli studenti del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Maglie, che l’ha ospitato ieri per la presentazione del suo libro “La corruzione spuzza”.

Il magistrato ha raccontato i meccanismi e i pericoli della corruzione attraverso esempi e parole semplici. Di tematiche inerenti al territorio salentino (Statale 275 e Tap) si è cimentato in discorsi astratti, perché - ha spiegato agli studenti - è importante fare tesoro di quello che è accaduto in passato. «Ci sono cose che meriterebbero di essere studiate all’università - ha chiosato - Io credo che la Maglie-Leuca, per una serie di questioni che non hanno a che vedere con la corruzione in senso stretto, (con un percorso che è stato studiato senza tener conto davvero delle esigenze dei cittadini, senza nemmeno fare dei saggi veri, senza vedere cosa c’era sul percorso, come il problema dei rifiuti) potrebbe essere il paradigma di come non si fanno le opere pubbliche».

Cantone ha ricordato come il progetto risalga a 20 anni fa e come sia necessario giungere a un’esecuzione di quel progetto. Il convegno però non ha toccato in senso stretto la protesta dei No Tap. Cantone si è concentrato sul modo in cui le opere pubbliche vengono proposte a due diversi popoli europei, ponendo il caso della Tav. «Tav - ha evidenziato il magistrato - ha visto un approccio dei cittadini italiani e un approccio dei cittadini francesi completamente diverso. I francesi non hanno mai fatto una protesta o nessuno se n’è mai accorto. In Italia no. In Francia si è raccontato davvero a cosa serviva l’opera, si è fatta opera di sensibilizzazione preventiva nei confronti dei cittadini, si è fatto capire cosa le comunità guadagnavano ma soprattutto le promesse sono state mantenute. Cioè, io dico: “Questa opera porta un disagio ambientale - perché ogni opera pubblica porta un disagio ambientale - ma i cittadini ne avranno un vantaggio in generale”.

Si spiega al cittadino qual è l’utilità di un’opera pubblica, si spiega il vantaggio e, nei luoghi in cui c’è il disagio ambientale, si fanno le compensazioni ambientali. Da noi si prova a non raccontare al cittadino la verità, si accompagnano promesse mirabolanti che non vengono mantenute e quando le promesse non vengono mantenute si crea la sfiducia. Il dibattito va fatto prima, con la consapevolezza che non ci sarà mai un’opera pubblica che sarà accettata al 100% dai cittadini».

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