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Martedì 22 Maggio 2018 | 19:43

ricerca salentina

Pratiche radiologiche, ecco
come ridurre il rischio cancro

polo oncologico Vito Fazzi di Lecce

di STEFANO LOPETRONE


Ridurre il rischio di cancro per esposizione alle radiazioni è possibile. Il primo biofisico laureato all’Università di Lecce, Cristian De Vito, ha trovato l’equilibrio ottimale della dose di radiazioni indotta ai pazienti. Al momento la ricerca si è svolta solo su fantocci. E i risultati sono strabilianti, al punto da spingersi ad immaginare la stesura di un nuovo protocollo di esecuzione: la riduzione dell’esposizione alle radiazioni ionizzanti sui singoli organi scende mediamente del 37 per cento. Certo, mancano ancora diversi passaggi, ad esempio l’applicazione dei nuovi parametri di esposizione ai raggi x a cavie non umane, prima di sperimentarle sulle persone. Ma la strada è tracciata. Ora servirebbe una riunione della commissione etica della Asl per passare agli step successivi, in collaborazione con l’Università, magari per pensare ad un assegno di ricerca o a una borsa di dottorato, anche inter-ateneo, in Biofisica. Giusto per non «esportare» i risultati dello studio e con essi anche l’ennesimo cervello.

RICERCA - L’idea di De Vito muove dalla lettura della Gazzetta ufficiale del 9 novembre 2015: «Linee guida per le procedure inerenti le pratiche radiologiche clinicamente sperimentate (articolo 6 del decreto legislativo 187/2000). Il testo individuava 29 pratiche radiologiche da ottimizzare, in termini di dose somministrata al paziente e qualità dell’immagine. Entro il 6 febbraio 2018 ogni macchinario presente nelle strutture sanitarie va riprogrammato per ridurre l’esposizione in tutti i 29 casi individuati. Un lavoro, questo, che deve portare alla redazione di protocolli specifici, sotto la supervisione di un fisico medico, insieme con il medico radiologo e il tecnico sanitario. De Vito ha scelto, nel ventaglio di pratiche da ottimizzare, la radiografia di colonna vertebrale in toto, che interessa tra il 7 e il 12 per cento dei pazienti che si recano nei reparti di Radiologia italiani ed è allo stesso tempo una delle più «impattanti» in termini di rischio oncologico. Nel suo studio, il biofisico di Caprarica ha eseguito controlli di qualità su fantocci test, sviluppato un software per valutare la qualità dell’immagine radiologica, analizzato le dosi somministrate ai pazienti dall’apparecchio in dotazione al Polo Oncologico del Vito Fazzi (nell’arco di un anno) e stimato la dose per il paziente standard (in base ad alcuni parametri di altezza e peso). Fatto questo ha individuato i parametri ottimali di esposizione per ridurre la dose di radiazioni somministrata al paziente. Va tenuto presente che il rischio di cancro radioindotto dipende dalla dose ricevuta dal paziente stesso.

RISULTATI - I nuovi parametri individuati per l’esame radiografico in questione (colonna vertebrale in toto), se utilizzati su persone reali, ridurrebbero l’esposizione alle radiazioni su tutti gli organi. Citiamo alcuni risultati: milza -41,3%, ossa -38,6%, pancreas -40,5%, ovaie -40,8%, reni -44,1%, colon -38,6%, seno -34,8%, polmoni -37,1%. Una riduzione media del 37,6% che però non varia i parametri di imaging, ossia la qualità dell’immagine prodotta dall’apparecchiatura. Il lavoro si è concluso con la realizzazione di un software, poi donato alla Asl di Lecce Unità operativa di Fisica sanitaria del Fazzi. «La stima della dose è stata particolarmente impegnativa, visto che in letteratura non esiste una casistica di lavori sull’ottimizzazione delle pratiche», dice Cristian De Vito, 26 anni. Si è laureato il 23 febbraio (laurea magistrale in Fisica, Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali) e già ha contribuito alla crescita del suo territorio: «Il protocollo suggerito al termine del lavoro anticipa di oltre un anno la situazione in cui si troveranno altre strutture ospedaliere e sull’argomento colloca l’ospedale leccese all’avanguardia in ambito europeo».

De Vito ha lavorato a stretto contatto con i docenti universitari Alfredo Castellano (il docente leccese che ha impiegato la tecnica di rilevazione dei solfati durante il restauro del David di Michelangelo) e Giorgio De Nunzio, oltreché con i professionisti del Vito Fazzi: Stefano Quarta (dirigente di Fisica sanitaria), Annarita Zagari (direttore di Fisica sanitaria) e Fernando Antonio Lupo (direttore di Neuroradiologia). «Li ringrazio tutti, perché mi hanno permesso di vivere un’esperienza altamente formativa dentro e fuori l’università», dice il laureato. Che però, senza un passo in avanti della Commissione etica della Asl per applicare il nuovo protocollo, dovrà fare le valigie e viaggiare verso strutture sanitarie e case di produzione dei macchinari radiologici che già lo corteggiano. Un viaggio, ovviamente, in direzione nord.

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