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Martedì 17 Ottobre 2017 | 06:12

la curiosità

A Nardò una «scuola»
per i portatori di statue

portatori di statue

foto d'archivio

di BIAGIO VALERIO

NARDO' - C’è una «crisi» delle vocazioni, tra i portatori delle statue dei santi in tutta la Puglia e anche nel Salento? Niente paura, a Nardò c’è «chi sa come si fa». E il protocollo di Francesco Frasca e Franco Barone, elaborato in oltre trent’anni di prove e sperimentazioni, è ormai inattaccabile. Tutto inizia quando la coppia di amici, pasionari della Società Operaia (di cui reggono la segreteria organizzativa) ed infaticabili organizzatori di attività legate al sodalizio, decidono di ridare smalto alle feste patronali collaborando con quei comitati civici che affiancano le iniziative religiose. La «madre di tutte le battaglie», ovviamente, resta l’appuntamento più importante per i cristiani e cioè le celebrazioni del venerdì santo con la processione, sempre molto suggestiva, che ricorda la passione e la crocifissione di Gesù Cristo.

Frasca e Barone, con alcuni amici, ricordano di aver osservato con dispiacere che in una occasione, tanti anni fa, a stento si riuscì a far uscire dalla chiesa le due statue principali della rappresentazione, quella con la bara del Cristo e della Madonna Maria Addolorata. Fu una sofferenza anche per loro, non solo per i fedeli, e i due giurarono di riuscire nell’impresa di ridare fiato e grandiosità a questa manifestazione esteriore della fede che, però, ha il merito e il compito di rinsaldare il popolo alla tradizione. Da allora incominciò la sperimentazione che oggi è diventata un meccanismo quasi perfetto. Nel tempo i due volontari hanno affiancato decine di persone che formano, allo stato attuale, ben dodici squadre, ognuna delle quali è sincronizzata così da poter gestire l’uscita delle statue principali e quelle dei cinque misteri. Ogni squadra ha il suo compito imparato a memoria ed è in grado di affiancarsi a quella che sta «trasportando» per sostituirla in pochi secondi. Una vera e propria «scuola di portatori di statue» che continua ad alimentarsi perché anche i giovani figli dei pionieri ora stanno formando e addestrando le proprie squadre così che, a loro volta, ci sia un ricambio generazionale.

«Non abbiamo sicuramente la presunzione di poter insegnare niente a nessuno - dicono i due amici - ma riteniamo di poter essere utili a quanti hanno difficoltà ad allestire un sistema che funzioni e che duri molti anni, per affrontare eventi impegnativi come le processioni religiose». I due, insomma, possono esportare il protocollo utilizzato a Nardò anche in quei paesi dove la processione arranca. «Non ci si attenda, però, riconoscenza da parte dei concittadini: sono pochi i ringraziamenti e poche le gratificazioni ma, a volte, arriva anche qualche critica che può anche amareggiare. Ci siamo abituati ed andiamo avanti. A noi resta il grande piacere, da almeno dieci anni a questa parte, di aver fatto tanto per la nostra città e per le sue tradizioni».
Le difficoltà che attraversano confraternite e sodalizi, come raccontano le cronache anche in provincia di Lecce, hanno una soluzione. La buona volontà dei fedeli di Nardò può diventare patrimonio comune, da condividere «in rete».

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