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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 18:26

Twiga, previsti 40 contratti

Locale per vip a Otranto
Briatore assume già 25

Locale per vip a OtrantoBriatore assume già 25

Il Twiga darà occupazione a 40 giovani. Intanto, hanno già firmato in 25. Si lavora di gran lena al club con il marchio di Flavio Briatore per essere pronti al battesimo previsto per giugno. Al momento, di sicuro si sta ragionando su una pianta organica di 40 unità. Il contratto, si diceva, è stato firmato già da 25 persone, quasi tutte salentine. La maggior parte delle collaborazione è stagionale ma a qualcuno è stata proposta l’assunzione a tempo indeterminato, proponendo, per il periodo invernale, l’impiego nelle strutture dello stesso marchio in altre parti d’Italia.

Per lavorare nelle oasi felici di Briatore bisogna conoscere bene l’inglese e saper essere ospitali. Ma per l’ambasciatore del lusso che non transige errori, a Otranto e dintorni non si trova neanche questo.
Prima gli alberghetti salentini e i musei che ai ricchi non servono, poi gli sfaticati inadatti a lavorare in strutture di alti livelli.

Per l’imprenditore di Verzuolo, convertire il Salento in meta vip è una vera e propria corsa ad ostacoli. È una doppia polemica quella che ha avvolto l’apertura del suo Twiga Beach Club sulla costa Nord di Otranto, iniziata lo scorso settembre e riaccesa qualche giorno fa ai microfoni di «Carta Bianca» su RaiTre. Per il ricco che vuole tutto e subito, il Salento, agli occhi del re della movida a 5 stelle, viaggia a rilento. Si era espresso così Briatore l’estate scorsa, ospite della tavola rotonda «Prospettive a Mezzogiorno» organizzata a pochi chilometri da dove sarebbe sorto il suo lido extra lusso, ormai quasi pronto al taglio del nastro. Un polverone, quello sollevato dalle sue parole, che nel giro di 10 minuti avevano bocciato secoli di storia e sudore: cascine, masserie, musei a cielo aperto e poi casette, villaggi turistici, hotel a due o tre stelle, «tutta roba - aveva detto - che non porta molto denaro e che ai ricchi non interessa».

Fiumi di champagne, divertimento non-stop e servizi impeccabili: le sue esperienze con i Twiga di Monaco e Montecarlo gli avrebbero insegnato che è solo questo che il ricco desidera, prospettive a suo dire lontane anni luce dalla realtà del tacco d’Italia, con rare eccezioni come Borgo Egnazia a Savelletri. Un boccone duro da mandar giù per i salentini, i quali sul proprio folklore e sulle bellezze naturali hanno costruito, pietra su pietra, quello che il Salento è oggi: un rifugio forse bucolico sì, ma amato proprio per questo.

Superato il primo «screzio», Briatore torna a punzecchiare quando ai microfoni Rai, in tema prospettive occupazionali giovanili, dichiara che «gli italiani che lavorano all’estero sono bravissimi. In Italia, invece, selezionare dipendenti qualificati non è semplice. I miei manager preferiscono rimanere a Londra o Dubai piuttosto che venire a Otranto».

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