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Sabato 21 Ottobre 2017 | 16:06

demografia

Bebè in vorticoso calo
7,4 ogni 1000 leccesi

gli open data del comune Dal 1931 ad oggi il dato peggiore registrato nel 1998

Bebè in vorticoso calo7,4 ogni 1000 leccesi

STEFANO LOPETRONE

C’è stato un lungo periodo in cui a Lecce c’erano più culle che bare. Oggi non è più così. Se fino al 1977 il tasso di natalità è stato quasi doppio rispetto a quello della mortalità, dal 1996 la tendenza è ormai invertita. A Lecce si muore di più e si nasce di meno. È quanto emerge dagli open-data pubblicati sul sito del Comune. Un trend in linea con la fotografia scattata dall’Istat nei giorni scorsi.

NATALITÀ Il rapporto tra il numero delle nascite (nati vivi) e la popolazione media moltiplicato per mille fornisce il quoziente di natalità. In questo modo si ottiene un numero che corrisponde alle nascite ogni mille abitanti. Nel 2016 sono nati mediamente 7,4 bambini ogni mille leccesi. È il dato peggiore degli ultimi 18 anni. Dal 1931, solo nel 1998 si era registrato un livello delle nascite inferiore (7,2). Sono ormai lontani i tempi in cui la città era attraversata da uno sviluppo sostenuto della popolazione. Negli anni Trenta e i primi Quaranta, caratterizzati dalla politica demografica fascista, il quoziente si è mantenuto costantemente al di sopra dei 21 neonati ogni mille abitanti. La tendenza resta costante su questi livelli (tra 19 e 22,9) fino agli anni Settanta. Dal 1977 si assiste ad un inesorabile crollo: dal 17,1 del 1976 si passa nel giro di un anno al 14,8. Poi costantemente giù. Nel 1986 si scende sotto la soglia delle 10 nascite ogni mille abitanti. Dieci anni dopo, nel 1996, nascono 7,7 neonati ogni mille residenti. Nel nuovo millennio sembra esserci un’inversione di tendenza: nel 2002 si raggiungono 9,3 nascite ogni mille abitanti, poi di nuovo giù fino alle attuali 7,4.

MORTALITÀ L’andamento della mortalità segue logiche diverse. Nel lungo periodo la tendenza, sia pur viaggiando a velocità diverse, è opposta. Tra il 1947 ed il 2002, per 55 anni, nel capoluogo sono morti tra le 7 e le 9 persone all’anno ogni mille abitanti. Una mortalità talmente bassa, da permettere alla città di espandersi fin quasi a raddoppiare la popolazione. Il 1988 è l’anno in cui la mortalità è stata più bassa, appena 6,5 ogni mille abitanti. Nel 2003, per la prima volta dai tempi della Seconda guerra mondiale, il quoziente di mortalità è tornato oltre quota 10 (10,3 per l’esattezza), mantenendosi alto fino allo scorso anno (tocca quota 10 nel 2012 e nel 2013, arriva a 11 nel 2015 e scende a 9,7 nel 2016.

POPOLAZIONE Lecce è costantemente sotto «soglia 100mila» ormai da oltre 20 anni. È rimasta nel club delle città con 100mila residenti per un decennio, dal 1986 al 1995. Il picco massimo si è registrato nel 1990: 102.344 residenti leccesi. È il decennio della speculazione edilizia, ma anche dello sviluppo industriale. Poi un lento declino, fino a toccare quota 89.615 nel 2012. Declino dovuto tanto alla fuga dei cervelli, quanto alla bolla immobiliare ed ai prezzi troppo alti delle case: ora sono i leccesi ad acquistare prime case in provincia. Non a caso, una volta toccato il fondo, si risale la china. Nel 2016 la popolazione residente sfiora le 95mila unità (94.989 per l’esattezza). Come è possibile che la popolazione sia cresciuta nel quadriennio se il saldo demografico è negativo per 974 unità (differenza tra 3.822 decessi e 2.848 nascite)? Arriva gente dalla provincia, ma soprattutto arrivano stranieri (498 in più nel 2016). Così da un saldo naturale è negativo per 221 unità, si arriva a una crescita di 216 nuovi residenti.

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