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Venerdì 15 Dicembre 2017 | 15:15

Grazie al web in un anno oltre 17mila annunci

Salento, exploit di case
in affitto ai turisti

«Una vacanza media di quattordici giorni, altro che "mordi e fuggi"»

Salento, exploit di case in affitto ai turisti

di Emanuela Tommasi

LECCE - B&b, il successo corre sul web. I dati relativi alle case in affitto nel Salento danno la misura di un fenomeno in crescita esponenziale. I numeri li dà Matteo Stifanelli, country manager per l’Italia di Airbnb. Intanto, in Puglia, nel 2016, sono stati registrati 23mila annunci (appartamenti messi a disposizione), dei quali oltre la metà riguardano la provincia di Lecce: sono stati, infatti, 17mila.

C’è un altro numero di successo: nel 2016 i viaggiatori - cioè le persone che hanno soggiornato - sono stati 141mila, equivalente ad una crescita del 90 per cento rispetto all’anno precedente.

E non si è trattato di turisti «mordi e fuggi». Infatti, hanno soggiornato in media 14 notti.

Per inquadrare ancor meglio il fenomeno, vale la pena evidenziare che nel Sud, nel 2015, Airbnb ha registrato 500mila ospiti, che ha significato una crescita annua del 125 per cento.

In aumento anche il numero degli host, cioè i proprietari delle case messe a disposizione, che è aumentato del 110 per cento.

Airbnb, il portale on line che mette in contato persone in cerca di un alloggio generalmente per vacanza con i proprietari degli appartamenti, è nato nel 2008, rivoluzionando il settore dell’affitta camere. In Italia è arrivato poco più tardi, nel 2012.

Oggi, spiega Stifanelli, la Puglia è uno dei mercati che sta crescendo di più, con una crescita tanto più veloce quanto più recente è stato il fenomeno. «È la formula della ricettività diffusa - spiega il country manager - dell’integrazione stretta tra ospitalità e territorio che risponde bene alla peculiarità dell’offerta pugliese e salentina».

Attraversano la piattaforma arrivano qui soprattutto stranieri (circa il settanta per cento). Airbnb, infatti, è molto forte nel turismo internazionale, basti pensare che, nell’ultimo anno, i cinesi sono aumentati dell’ottocento per cento. Ma gli italiani sono in crescita.

C’è un aspetto, a vantaggio dei proprietari di appartamenti, che Stifanelli intende evidenziare. «Mediamente si registra un guadagno di 1400 euro all’anno per l’host - fa sapere - come integrazione del proprio reddito. Le case in affitto sono, quasi sempre seconde case, dunque gli introiti che producono risultano un’integrazione di un reddito che viene da altre attività lavorative. L’altro aspetto positivo è che viene valorizzato un bene che, viceversa, resterebbe inutilizzato».

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