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Domenica 17 Dicembre 2017 | 09:00

abuso di ufficio

Alloggio al boss: 4 mesi
all'ex sindaco di Squinzano

Secondo l'accusa avrebbe assegnato l'appartamento aggirando le regole

Alloggio al boss: 4 mesi all'ex sindaco di Squinzano

SQUINZANO - Una condanna e cinque assoluzioni nel processo che mirava a far luce sull’assegnazione di un alloggio popolare al figlio del boss di Squinzano, Antonio Pellegrino. Il gup Michele Toriello, in abbreviato, ha condannato l’ex sindaco Gianni Marra (difeso dall’avvocato Paolo Spalluto) a 4 mesi di reclusione (pena sospesa e non menzione a fronte di una richiesta di 1 anno e 4 mesi) con l’accusa di abuso d’ufficio. Tutti gli altri imputati sono stati assolti: il presunto boss (assistito dall’avvocato Elvia Belmonte) per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste per due episodi di falso; l’allora comandante della Polizia Municipale Roberto Schipa (difeso dagli avvocati Giuseppe De Luca e Pasquale Caracciolo) da due episodi di falso perché il fatto non sussiste (a fronte di una richiesta di 8 mesi). Sono stati anche assolti dall’accusa di corruzione perché il fatto non sussiste l’ex Presidente del Consiglio comunale Fernanda Metrangolo (assistita dall’avvocato Francesca Conte); il figlio Carlo Marulli, ex presidente della locale squadra di calcio e l’imprenditore Lino Gabriele Lagalla (difeso dall’avvocato Antonio Savoia) .

Il processo - si diceva - ruotava attorno all’assegnazione di Marra di un alloggio popolare al boss Pellegrino concessa senza rispettare la graduatoria dei richiedenti. Per la Procura l’allora sindaco l’avrebbe assegnato «fornendogli l’esclusiva gratuita disponibilità dell’abitazione» a scapito degli altri cittadini di Squinzano in graduatoria. E l’allora maresciallo avrebbe attestato i falsi certificati. La Metrangolo, il figlio Marulli e Lavalla erano accusati di corruzione in atti d’ufficio. L’ex presidente del consiglio Comunale, veniva accusata di aver fatto approvare una delibera che iscriveva come fuori bilancio il pagamento di alcuni lavori eseguiti dal nipote nel 2009 per conto del Comune, consentendogli in tal modo di ottenere il denaro in poche settimane. Lavalla -era la tesi - avrebbe contraccambiato con una tangente da 2.500 euro versata - secondo le indagini - a Marulli. Tutte accuse cadute davanti ad un giudice. [f.oli.]

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