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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 22:16

il rapporto di «agenas»

Ospedali salentini
ecco i dati dell’efficienza

Alla clinica «Città di Lecce» l'eccellenza per il cuore. Bene il «Fazzi» per il colon



Ospedali salentini ecco i dati dell’efficienza

di Tiziana Colluto

LECCE - Per l’infarto del miocardio, conviene farsi curare presso la Clinica Città di Lecce oppure nell’ospedale di Scorrano, ma non a Casarano. Per l’ictus ischemico, sarebbe da evitare il Fazzi, preferibile, invece, per l’intervento di asportazione del tumore al colon. Per il parto, la migliore scelta per le donne è senz’altro il Panico di Tricase, l’unico in provincia con una percentuale di cesarei sotto la soglia fissata a livello nazionale.

La fotografia delle strutture più affidabili e meno raccomandabili d’Italia l’ha scattata Agenas (Agenzia nazionale per i servizi Sanitari regionali) ed è contenuta nell’ultima edizione del Piano Nazionale Esiti presentata due giorni fa.

Tra le 1.371 strutture sanitarie pubbliche e private analizzate, rientrano anche quelle salentine. Ed è un chiaro-scuro quanto viene a galla, relativamente a livelli di ospedalizzazione, tempi di attesa, livelli di mortalità.

Sono presi in esame diversi criteri per stabilire il livello di efficienza di ogni nosocomio. In molti di questi settori, le strutture leccesi si collocano tra quelle di eccellenza ma, ancora più spesso, nelle zone rosse, le più a rischio. L’altalena lascia spazio a sorprese.

Di sicuro, a primeggiare in Italia nel settore della cardiochirurgia è la clinica Città di Lecce: è tra i pochi centri a registrare un livello basso di mortalità a trenta giorni dallo scompenso cardiaco congestizio, visto che i casi di decesso sono pari appena al 2,28 per cento. Così anche per la sostituzione delle valvole cardiache: anche stavolta, i casi di mortalità dopo un mese sono molto ridotti, pari allo 0,90 per cento, mentre il Fazzi si colloca tra le strutture italiane in cui il rischio di decesso è molto alto, pari al 9,35 per cento.

Per l’infarto del miocardio acuto, Città di Lecce continua a confermarsi in testa ai centri virtuosi, con livelli di mortalità bassi, pari ad una media ponderata del 4,29 per cento. Si piazza bene anche Scorrano, con il 5,7 per cento. Bollino nero, invece, per il Ferrari di Casarano, dove sono troppi coloro che non ce la fanno a superare la crisi dopo un mese: sono pari al 19,46 per cento.

Al Fazzi non va meglio per quanto riguarda l’ictus ischemico: la speranza di restare in vita dopo i trenta giorni è esigua. Si muore, infatti, nel 17,18 per cento dei casi.

Per la broncopneumopatia cronica ostruttiva riacutizzata, il Ferrari e il Fazzi compaiono anche tra le strutture che detengono la maglia nera in Italia, con livelli di mortalità dopo un mese in grado di sfiorare, rispettivamente, il 17,33 e 18,47 per cento. Valori decisamente lontani rispetto a quelli, invece, delle strutture migliori sotto questo profilo: la clinica San Francesco di Galatina (1,79 per cento) e il Galateo di San Cesario di Lecce (1,52 per cento).

In ambito oncologico, una netta forbice si ha per gli interventi per tumore al colon: a trenta giorni, la speranza di sopravvivenza è di gran lunga superiore al Fazzi, dove si muore solo nello 0,73 per cento dei casi, mentre critico è il dato del Panico di Tricase, dove, invece, i decessi raggiungono addirittura il 9,95 per cento.

Nel settore ortopedico, uno dei criteri accolti da Agenas è la valutazione della tempistica per gli interventi chirurgici in caso di frattura del collo del femore: solo al Fazzi si hanno alte proporzioni (72,6 per cento) di operazioni entro 48 ore, mentre a Galatina, Tricase e Copertino ne ha beneficiato meno del 40 per cento dei pazienti.

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