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Venerdì 15 Dicembre 2017 | 14:53

omicidio Fabbiano

Uccisa e gettata nel lago
arrestato un salentino

Uccisa e gettata nel lago  arrestato un salentino

Gabriella Fabbiano, la 43enne vittima

di Pierangelo Tempesta

PARABITA - Un uomo di Parabita coinvolto nel caso dell’omicidio di Gabriella Fabbiano, la 43enne di Cernusco sul Naviglio uccisa e gettata in un laghetto due settimane fa. Si tratta di Fabrizio Antonazzo, 60 anni, residente da diversi anni nel Milanese.

Secondo gli inquirenti, il salentino ha aiutato il 52enne Mario Marcone (anche lui pugliese, originario di San Severo) a nascondere il corpo della donna.

Antonazzo ha lasciato Parabita in giovane età. In passato ha fatto l’insegnante, ma anche il buttafuori. Molti anni fa è stato coinvolto in un’operazione antidroga ed è noto alle forze di polizia per reati contro la persona.

Ritornando al delitto, il cadavere è stato gettato nel lago di una vecchia cava in disuso alla periferia di Cernusco. È stato il titolare dell’area, il 5 dicembre, a notare qualcosa emergere dall’acqua e a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Quando i carabinieri hanno identificato la vittima, hanno subito rivolto i loro sospetti su Marcone. Per due motivi in particolare: il 18 novembre l’uomo era stato visto dal comandante della stazione cittadina in atteggiamenti intimi con la donna; due anni prima, poi, la 43enne aveva denunciato ai carabinieri di essere stata violentata dall’ex marito (circostanza, questa, che non è stata accertata) proprio all’interno della cava. All’epoca i militari si recarono sul posto e incontrarono Marcone e Antonazzo.

I due pugliesi sono stati arrestati nel pomeriggio di mercoledì. Durante l’interrogatorio, Marcone ha raccontato che la sera del 30 novembre la donna si è presentata in casa sua armata di pistola. E che il colpo mortale è partito nel tentativo di disarmarla. Per gli investigatori, però, la verità è un’altra: il 52enne ha ucciso la donna in un raptus di gelosia; in un bar del paese, poi, ha confidato l’accaduto ad Antonazzo, persona da lui frequentata abitualmente. I due, quindi, avrebbero avvolto il cadavere in un telo di cellophane, lo avrebbero legato con un filo di ferro e con la corda di una tapparella e, dopo averlo appesantito con oltre 70 chili di pietre, lo avrebbero gettato nel lago. Secondo gli investigatori, il posto è stato scelto perché Antonazzo abita a cento metri dalla cava e ne conosce perfettamente il perimetro.

Nel corso delle indagini che hanno portato all’arresto dei due uomini, i carabinieri hanno ascoltato oltre 50 persone. Dalle testimonianze è emerso che Marcone qualche giorno prima era andato alla ricerca di un cilindro metallico per realizzare un silenziatore per la pistola. L’arma non è stata ancora ritrovata.

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