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Nei guai altre 11 persone

Droga e microspie
indagato imprenditore

Simone Acquaviva è accusato di aver rivelato a un indagato la presenza di una cimice nella sua auto

Droga e microspieindagato imprenditore

Un noto imprenditore leccese è finito nei guai. Avrebbe rivelato ad un indagato per fatti di droga che, a bordo della sua vettura, gli investigatori avevano installato una microspia per intercettare le conversazioni.
L’accusa è mossa nei confronti di Simone Acquaviva, 42 anni, di Lecce, imprenditore nel settore della vendita delle auto. E, ieri mattina, i militari della Guardia di Finanza del Nucleo di polizia tributaria di Brindisi gli hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari ed hanno eseguito anche una perquisizione domiciliare.
L’inchiesta che ha incrociato il nome di Simone Acquaviva è coordinata dal sostituto Valeria Farina Valaori della Procura di Brindisi e riguarda fatti di droga e fittizie intestazioni di beni. Ci sono 12 indagati, fra cui cinque leccesi.
Due i reati ipotizzati nei confronti di Acquaviva. Il primo è quello di favoreggiamento: avrebbe aiutato uno degli indagati Antonio De Marco (47 anni, di Torchiarolo) a eludere le indagini nei suoi confronti per spaccio di droga. In particolare lo avrebbe messo al corrente che nella sua auto, una Mercedes «Classe E», era stato installato un apparato di intercettazione ambientale. Acquaviva ne era a conoscenza perché - come precisato nella contestazione - era stato nominato ausiliario di polizia giudiziaria nel corso delle operazioni di installazione avvenute nella sede della «AV Motors srl» l’11 luglio 2014. La seconda contestazione riguarda la presunta intestazione fittizia della vettura in uso a De Marco alla «AV Motors» al fine di evitare l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali. Nella vicenda - a leggere le conclusione del magistrato - avrebbero avuto un ruolo anche Carlo Villani, 42 anni di Lecce, e Damiano Errico, 34 anni, pure lui leccese.
Nella stessa inchiesta si fa riferimento ad altri due episodi di presunte intestazioni fittizie. Una riguarda l’attività commerciale «Cantieri Store» in corso Roma a Gallipoli. Sarebbe stato intestato a Sara Iurlaro, 32 anni, brindisina domiciliata a Gallipoli, per evitare a Alessandro Fago, 45, di San Pietro Vernotico, già noto alle cronache, una nuova misura patrimoniale.
Per lo stesso reato sono indagati Giuseppe Colella, 49 anni, Vito Fersini, di 59, Vincenzo Fersini, di 49 e Francesco Fersini, di 43, tutti di Brindisi. La contestazione riguarda l’intestazione delle quote societarie della «Nettuno Sea Food srl», riconducibili a Colella. La manovra sarebbe stata fatta per evitare l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali applicabili sulla scorta di una condanna per associazione mafiosa divenuta definitiva nei confronti di Colella.
Di detenzione al fine di spaccio di sostanze stupefacenti, invece, rispondono oltre ad Antonio De Marco, anche Katiuscia Arseni, 40 anni, di San Cesario di Lecce e Gianmarco Allegrini, 24, di Torchiarolo.
L’avviso di garanzia non è una condanna anticipata. Ora gli indagati potranno chiarire la propria posizione.

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