Domenica 24 Giugno 2018 | 01:57

trasporti

Sud Est, autisti sull'orlo
di una crisi di nervi

Fra doppi turni e straordinari, la settimana può diventare di 60 ore

Sud Est, autisti sull'orlo di una crisi di nervi

di STEFANO LOPETRONE

LECCE - L’emozione di viaggiare su un pullman «milionario». Un breve tragitto, tra il capolinea di Lecce e l’Ecotekne, in mezzo ai pendolari dell’Università del Salento, per comprendere le difficoltà che incontra chi raggiunge Monteroni, passando da piazza Palio: tra un capolinea inesistente, mezzi di Ferrovie Sud Est stracarichi, contachilometri impazziti e inevitabili lamentele.

CAPOLINEA - Giovedì, ore 8.10 spaccate. La maggior parte dei ragazzi delle superiori è già in aula. Fino a venti minuti prima, in piazza Palio c’è il caos. Il PalaVentura, centro del capolinea, sembra la Pietra Nera di La Mecca: immobile mentre tutto intorno è un vortice di gente e mezzi di trasporto. Il turbinio cessa con l’ultima corsa verso Ecotekne. Dopodiché nel grande parcheggio non restano che cartacce, aiuole sporche, bagni inaccessibili. E menomale che la giornata è assolata. Quel che potrebbe succedere quando pioverà, senza una pensilina e una biglietteria è difficile dirlo. Così com’è, il capolinea è uno dei tanti brutti biglietti da visita di una città che non sa ancora accogliere i propri vicini, figuriamoci gli ospiti che vengono da lontano.

VIAGGIO COL «MILIONARIO» - Sono le 8.10, dunque. Caso più unico che raro, stando alle esternazioni degli studenti, il pullman per l’ateneo è in orario. Nonostante il conducente scarichi decine di ragazzi delle scuole superiori in piazza Palio, a bordo è ancora tutto pieno. Posti in piedi, dunque. Giusto lo spazio per sbirciare (e poi subito sgranare gli occhi) su un contachilometri che ha fatto bingo da diverso tempo. Recita così: un milione duecento sessantaduemila (1.262.000). E pare sia andata anche bene, giacché il Mercedes che scarrozza questa sessantina di persone verso le aule universitarie è piuttosto recente: immatricolato nel 2009. Rispetto ai suoi «fratelloni», ormai sulla soglia dei 30 anni ma sempre sulla breccia, è un «cucciolo». Con questi mezzi, logori dopo appena 7 anni e con una prospettiva di percorrenza ancora lunga, ogni giorno migliaia di pendolari più o meno giovani attraversano le province salentine. Magari sono in condizioni apparentemente buone, ma nascondono sempre l’incognita dell’avaria, che può materializzarsi in ogni momento. «Eppure - dicono i dipendenti di Fse - è stato fatto un grande lavoro di manutenzione nei mesi estivi». Resta il fatto che nell’abitacolo, l’utenza è accolta da un fischio continuo: pare sia colpa dell’acqua, non a livello. Rumore fastidioso, ma nulla di grave.

SOVRAPPIU’ - Senza passare dal centro di Lecce e sfruttando la tangenziale Est, da piazza Palio alla prima fermata interna all’Ecotekne trascorrono 10 minuti. Un sogno, ripensando al viaggio in littorina di pochi giorni fa: a 50 all’ora sui binari, il tempo non passa mai. Qui invece non si ha nemmeno il tempo di chiacchierare con gli studenti. E ogni volta che ci si riesce sono sempre lamentele (ce ne occupiamo altrove in queste pagine). Un dibattito è invece molto acceso tra i conducenti di Fse, fermi per tre ore al capolinea a fumare, giocare a carte o fare rifornimento aspettando la corsa successiva. Da una parte chi dice che la velocità ridotta imposta sui binari stia spostando grandi flussi di passeggeri verso la gomma. C’è chi invece ancora non ha riscontrato il fenomeno. Alla fine dipende dalle tratte: la più disgraziata la direttrice Taranto-Lecce, che passando per San Giorgio, Sava, Manduria, San Pancrazio, Guagnano e Campi infine giunge a Lecce e poi corre verso Ecotekne. Un viaggio lungo più di due ore. In alcuni momenti proibitivo, come nella tratta tra Guagnano e Lecce: anche ieri c’erano 29 persone in piedi fino alla fermata dell’Hotel Tiziano. Un’avaria a San Pancrazio ha fatto scattare l’allerta: in breve sono arrivati due mezzi da Lecce e Taranto. Sono passate sette linee da Guagnano e Campi: tutte piene, anche quelle col rimorchio. non si sacrificano solo i passeggeri, ma anche i conducenti: tra l’orario base del contratto nazionale, doppi turni e straordinari, le settimane degli autisti non finiscono mai. Invece di durare 39 ore, si allungano a 60 ore. Pagate regolarmente, per carità, ma pur sempre troppe per chi ha il dovere di mantenersi lucido e tranquillo. Tra mezzi obsoleti, strade insicure, sindaci, studenti e genitori rabbiosi, agli autisti di Fse resta solo il training autogeno per mantenere saldi i nervi.

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