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scoperta nel salento

Una nuova orchidea
intitolata a Renata Fonte

nuova orchidea scoperta nel salento

di GIUSEPPE PASCALI

Un’orchidea per Renata Fonte. Il naturalista salentino Roberto Gennaio scopre una nuova varietà di questo elegante fiore nell’entroterra salentino e la dedica all’assessore neritino assassinata la notte del 30 marzo 1984. Gennaio, Tecnico Prevenzione Ambiente del Dipartimento di Lecce di Arpa Puglia, assieme al botanico dell’Università del Salento Piero Medagli e a Marco Gargiulo e Francesco Chetta, tutti della sezione Salento del Giros (Gruppo Italiano Ricerca sulle Orchidee Spontanee), ha rinvenuto nell’area protetta delle Cesine un’orchidea mai trovata, derivata dell’incrocio naturale tra le rare «Ophrys candica» e «Ophrys parvimaculata». A questa nuova varietà hanno deciso di dare il nome di «Ophrys x renatafontae».

«Un’orchidea che porterà per sempre il nome di una donna del Salento che si è battuta fino alla morte per salvare la propria terra – spiega Gennaio - un nostro umile modo per non dimenticarla e per dirle grazie. Renata Fonte è uno dei primi martiri dell’ecologia d’Italia – aggiunge Gennaio - ed è proprio grazie al suo estremo atto d’amore che dopo tanti anni e lenta burocrazia, grazie anche alla volontà di alcuni amministratori locali e regionali che con Legge Regionale n. 6 del 15 marzo 2006, la regione Puglia istituisce Il Parco naturale regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano. Nel 2007 viene inserito dal Fondo per l’Ambiente Italiano (Fai) nell’elenco dei “100 luoghi da salvare». Non è la prima volta che Gennaio scopre nuove varietà di orchidee.

«Questo scorcio di Salento racchiude una biodiversità vegetale sorprendente – spiega - Tra le molteplici specie che in primavera addobbano vi sono anche le piccole orchidee spontanee, che non si fanno notare di prepotenza come quelle tropicali ma sono piccole quanto un’unghia e bisogna guardare tra l’erba, inginocchiati, per poter cogliere la loro bellezza e le loro straordinarie forme. In particolare le orchidee appartenenti al genere Ophrys nel corso dell’evoluzione hanno modificato un petalo del fiore fino ad assumere le sembianze e il colore dell’addome di un insetto femmina, in genere imenotteri, api, vespe, ecc., una strategia adottata per poter attrarre i maschi, ingannandoli, che nel vano tentativo di accoppiarsi trasportano il polline da un fiore ad un altro effettuando l’impollinazione incrociata. Molte di esse sono rare, endemiche o in via di estinzione dovuto alla graduale scomparsa degli habitat e all’uso indiscriminato degli insetticidi che hanno fatto diminuire le popolazioni degli insetti impollinatori. Sono fiori che non vanno raccolti perché protetti a livello mondiale dalla Convenzione Internazionale di Washington (CITES)».

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