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verso il ballottaggio

Gallipoli, una sfida
tutta a sinistra

A contendersi la poltrona di primo cittadino Fasano e Minerva

gallipoli

A Gallipoli, capitale del turismo nel Salento, ha fatto bene la cura del commissario Guido Aprea, il vice prefetto vicario che in nove mesi di amministrazione ha avviato a soluzione problemi incagliati da anni: dall’abusivismo commerciale ai parcheggi improvvisati, dalla riqualificazione della costa alla regolamentazione dei servizi di navetta privati tra alberghi e marine, dalla pulizia del centro storico al riordino amministrativo.

La città, come Rimini e altre località scelte dalle famiglie e da gruppi stranieri e assalite dalle truppe giovanili amanti delle discoteche e della vita notturna, resta una «sorvegliata speciale». Il ministro degli Interni Alfano, con la firma del patto per la legalità proposto dal prefetto Claudio Palomba, ha promesso il rafforzamento della sicurezza e risorse qualificate per controlli amministrativi più penetranti. Una domanda si fa insistente alla vigilia del ballottaggio. Quante persone sono consapevoli della necessità di un cambiamento? Perché, di questi temi, cioè della sana gestione, nella campagna elettorale si è parlato poco, anzi quasi per nulla? Come continuare, sulla scia del lavoro di Aprea, nel rinnovamento e nel rispetto della legge?

In questi giorni di scirocco pressante e di umidità che penetra nelle ossa lo scontro elettorale è divenuto violento e limaccioso. Da una parte, Flavio Fasano, 60 anni, avvocato, sindaco per due tornate negli anni Novanta, uomo formato nel partito comunista di Mario Foscarini (mitico sindaco di Gallipoli); dall’altra, Stefano Minerva, 30 anni, baby sindacodurante le scuole medie, con sindaco Fasano, una grande passione per la politica, dirigente nazionale dei giovani democratici, 60mila voti alle Europee del 2014, pupillo del presidente della regione Michele Emiliano. Fasano come Vincenzo De Luca, il presidente della Campania? Fasano è un politico dalla scorza dura. Condannato in primo grado a tre anni e mezzo dal tribunale di Lecce, il pm ne aveva chiesti sei, per reati legati a un appalto per la cartellonistica stradale quando era assessore provinciale, Fasano oltre a gridare la sua innocenza ha promesso battaglia fino alla Cassazione e alla Corte costituzionale. Ma potrebbe essere sospeso, subito dopo l’insediamento come sindaco o consigliere, in base alla legge Severino. Lui ostenta sicurezza e prepara ricorsi a valanga. Il povero Minerva, davanti a questa furia, ha preferito tenere defilato il problema e discutere di altro. De Luca, del resto, è del Pd. L’argomento però ha il suo peso, e nella coalizione che appoggia il candidato del Partito Democratico, sperano che almeno il voto di opinione, non si sa quanto esteso, possa premiare il rinnovamento.

Gallipoli, con la ricchezza del turismo, è città di radicamento della criminalità mafiosa. Dopo gli arresti, in una delle operazioni anticlan, il procuratore della repubblica Cataldo Motta parlò di «assoggettazione silenziosa» degli imprenditori locali alla malavita. Nella guerra per il controllo degli affari, Rosario Padovano arrivò a organizzare l’assassinio del fratello, Salvatore Padovano, detto «Nino Bomba». In una intercettazione furono riportati due colloqui telefonici tra Rosario Padovano, subito dopo il delitto e non ancora indagato, e Flavio Fasano. «Collabora con gli inquirenti» gli disse l’avvocato, in mezzo ad altre considerazioni sui rapporti familiari dei Padovano. Nella campagna elettorale, questi temi sono sotto traccia, e Fasano è arci convinto che non hanno rilevanza ai fini elettorali. «Sono io il vero e unico sindaco di Gallipoli», batte e ribatte. «Solo io posso attuare un programma di rilancio e rigenerazione». Gli altri, compreso Minerva, sono solo giovani inesperti e acerbi, insomma non sono preparati per amministrare. Non sanno neanche preparare un documento programmatico e finiscono per scopiazzare da liste di altri comuni, come è successo con il programma di Minerva che avrebbe fatto copia e incolla da un documento di Maglie. Ma l’orgoglio può fare brutti scherzi. L’ex sindaco ed ex assessore provinciale, l’uomo che si è formato compiutamente alla scuola di Massimo D’Alema, il leader era di casa come «deputato di Gallipoli», ha fatto un po’ terra bruciata intorno a sé.

Al primo turno ha ottenuto 5054 voti, il 40 per cento, rispetto ai 4735 di Minerva e ai 2570 di Sandro Quintana, il terzo incomodo, il candidato del centrodestra. Fasano, duro e anche abile politico, ha goduto del voto disgiunto prendendo circa 900 voti in più rispetto alle sue quattro liste civiche: oltre 700 voti in uscita dallo schieramento di Quintana, circa 150 da quello di Minerva. Il voto disgiunto, suggeriscono gli osservatori, sarebbe stato utilizzato da Vincenzo Barba, ex senatore di Forza Italia, in un gioco di sponda vecchio quanto la politica. Ma un errore, forse grave, Fasano l’ha commesso. «Cameriere» ha attaccato, rivolgendosi al candidato di centrodestra, alludendo al lavoro consigliato nei ristoranti di proprietà della stessa famiglia Quintana. Invece di chiedere il suo sostegno, magari alleandosi, lo ha ferito in modo velenoso. Ne è nato uno scontro furibondo sui social. Quintana lo ha attaccato in modo frontale, è tornato indietro nella storia quando Fasano ha avviato i primi passi con «manovre di palazzo» contro Foscarini, lo ha addirittura denominato un «mostro», spregiudicato fino al punto da infangare il buon nome di Gallipoli, descritta come città mafiosa. Un «Pinocchio mannaro…Caligola assetato di potere». E infine, un avvertimento: devi parlare con me, solo con me, e lasciare in pace la mia famiglia (il riferimento è a una presunta telefonata di Fasano alla sorella di Quintana).

Storie locali di politica a volte degradata, molto degradata, nel linguaggio e nei concetti. Il rischio è che, dopo alcuni mesi di tregua, Gallipoli ritorni nel gorgo della decadenza amministrativa e del potere esercitato in modo sotterraneo. Dice Giuseppe Coppola, imprenditore turistico, ex amministratore e sostenitore di Minerva. «Dobbiamo lasciarci alle spalle tutte queste brutte storie, abbiamo l’occasione di aprire una nuova fase di rinnovamento. Flavio sostiene che solo lui è in grado di amministrare Gallipoli, una città complessa ma con grandi potenzialità. Ma anche lui ha cominciato quando era giovane. Stefano ha 30 anni, quanti ne aveva lui. Sostenerlo significa aprirci al futuro, in modo trasparente e coinvolgendo l’intera comunità».

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