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Bocciati i criteri dalla Consulta

Spending review di Monti
Comune di Lecce chiederà
il risarcimento al Governo

Spending review di Monti Comune di Lecce  chiederà  il risarcimento al Governo

LECCE - Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, esprime soddisfazione sulla sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato i criteri con cui sono stati distribuiti nel 2013 circa 2,2 miliardi di tagli ai Comuni nell’ambito della spending review del governo Monti. Il ricorso, sottolinea una nota, era stato presentato dal Comune di Lecce e la sentenza è stata depositata ieri. «Ora - annuncia Perrone in un comunicato - chiediamo al governo di rivedere quel taglio che illegittimamente ci venne attribuitò».

«Era ben noto a tutti - afferma Perrone - che quei tagli andassero nella direzione opposta rispetto al tanto decantato risparmio degli Enti locali, creando disparità enormi tra gli stessi Comuni e alimentando disagi a non finire per i cittadini». «Il motivo è presto detto - aggiunge - le modalità di distribuzione dei tagli effettuata in proporzione ai consumi intermedi e il mancato coinvolgimento degli amministratori locali. Il problema non era legato alla necessità di effettuare dei tagli agli Enti locali, ma ai criteri, del tutto iniqui, con cui questi sono stati fatti».
Secondo Perrone è «un meccanismo, così come hanno accertato anche i giudici della Consulta, dimostratosi fallimentare e che ha avuto effetti devastanti sulle casse dei Comuni e sulle tasche dei cittadini, vittime di un sistema inaccettabile e per questo iniquo». «Basti pensare - ha detto ancora - che i tecnici considerarono oltre alle spese per il funzionamento della macchina pubblica anche quelle sostenute per i servizi, come i contratti per trasporto locale e gestione dei rifiuti. Paradossalmente è accaduto che i Comuni che hanno offerto più servizi siano stati maggiormente penalizzati rispetto ad altri. "E' fuor di dubbio, dunque - spiega il sindaco Perrone - che l'obiettivo prefissato dal governo Monti sia stato mancato. La redistribuzione delle risorse secondo un sistema realmente perequativo resta, tuttavia, un punto di riferimento fondamentale da cui ripartire per rimettere in sesto i conti dello Stato».

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