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Frodi in comunità per minori sequestro beni nel Leccese «Soldi pubblici per le barche»

Frodi in comunità per minori sequestro beni nel Leccese «Soldi pubblici per le barche»
LECCE – Beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore di circa 1,5 milioni di euro sequestrati a due cooperative di utilità sociale che gestiscono una comunità educativa per minori a Galatina (Lecce), accusate di indebita percezione di finanziamenti nazionali, regionali e di enti locali. I sequestri compiuti da militari del nucleo di pt della Guardia di Finanza di Lecce in esecuzione di un provvedimento del gip Simona Panzera. L'operazione è chiamata «Minor».
Una parte rilevante dei finanziamenti pubblici percepiti dalle due cooperative che gestiscono una comunità educativa per minori di Galatina (Lecce) era servita – secondo l’accusa – per acquistare beni confluiti nel patrimonio personale di alcuni soci: come una barca a vela da 12 metri, immobili, terreni e danaro per 300mila euro. Per questo la magistratura leccese ha disposto il sequestro di beni per 1.370.826 euro. I responsabili delle due aziende sono stati denunciati per truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche e malversazione in danno dello Stato.
In particolare, i sigilli sono stati apposti a 5 immobili e a 6 terreni di Galatina e Sogliano Cavour, a una barca a vela da 12 metri ormeggiata a Gallipoli e a disponibilità finanziarie depositate su conti correnti pari a circa 110.000 euro.
L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Stefania Mininni, nasce da un’indagine dei Carabinieri relativa ad alcuni casi di maltrattamento su minori avvenuti all’interno della struttura. Gli accertamenti dei finanzieri hanno riguardato invece la gestione finanziaria della comunità in quanto destinataria di contributi pubblici erogati – dal 2008 al 2013 - da 14 numerosi Comuni delle provincie di Lecce e Brindisi. L'indagine ha fatto emergere una serie di presunte irregolarità nella richiesta e nella gestione dei fondi erogati per l'attività assistenziale, che risultava gestita dalle due cooperative sociali riconducibili alla stessa famiglia. Le cooperative, inoltre, sono risultate prive delle necessarie autorizzazioni regionali e comunali e, per questo, hanno svolto illecitamente l’attività di assistenza, eludendo i controlli previsti nella fase del rilascino delle autorizzazioni.

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