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Evasione fiscale formato aziendale: 42 indagati alla Torchetti di Casarano

Evasione fiscale formato aziendale: 42 indagati alla Torchetti di Casarano

Evasione fiscale e truffa in 42 rischiano il processo
Concluse le indagini sulla Torchetti: nei guai imprenditori e operai
francesco olivaracaleOtto milioni di euro incassati da vendite in nero; Iva evasa per un milione e 650 mila euro e imposte sui redditi per quasi tre milioni di euro non versate. La maxi evasione, spalmata nell’arco temporale che va dal 2010 al 2014, è stata scoperta dalla Guardia di Finanza che ha verificato i conti della Torchetti, la fabbrica di mobili per cucina, con sedi a Racale ed Ugento.Gli accertamenti sono giunti al capolinea e, nei giorni scorsi il pubblico ministero Francesca Miglietta ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Sotto inchiesta sono finiti i quadri dirigenziali della ditta e 37 dipendenti. Le accuse vanno dall’evasione fiscale alla truffa aggravata.

Per eludere il Fisco - stando a quanto emerso dalle indagini condotte dai finanzieri della tenenza di Casarano, diretti dal luogotenente Luigi De Santis - sarebbero state utilizzate moderne tecnologie. Gli imprenditori, infatti, si sarebbero serviti di un software gestionale creato ad arte per compiere una suddivisione delle commesse destinate a fatturazione (la parte più esigua) e quelle vendute completamente «in nero». E poi - sempre secondo l’ipotesi accusatoria - i titolari della fabbrica di cucine avrebbero utilizzato specifici codici da attribuire alle cessioni in nero provvedendo alla pulizia periodica degli archivi informatici per nascondere ogni traccia dei movimenti anomali. Il meccanismo sarebbe riuscito - tanto almeno ritengono gli investigatori - a perfezionare numerose cessioni di merce ma completamente in nero. Nelle contestazioni formulate dal pubblico ministero, però, non si fa riferimento soltanto a dichiarazioni dei redditi ritoccate verso il basso e all’evasione dell’Iva e delle imposte sui redditi. Nel corso degli accertamenti sono emerse anche prestazioni lavorative in nero in favore dei dipendenti che avrebbero così beneficiato di integrazioni salariali. In tal modo l’azienda avrebbe ottenuto circa 170 mila euro beffando l’Istituto Previdenziale e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Le erogazioni statali sarebbero state concesse simulando una crisi aziendale tramite l’occultamento dei guadagni che sarebbero stati nascosti grazie al meccanismo delle cessioni in nero. C’è di più. L’accesso alle indennità di reddito sarebbe stato possibile anche sulla scorta della presentazione di una situazione finanziaria dell’azienda alterata. E poi ci sarebbero gli accordi sottoscritti con le organizzazioni sindacali per ottenere la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria e i contratti di solidarietà. Grazie a questi ammortizzatori sociali l’orario lavorativo dei dipendenti sarebbe stato ridotto e lo stipendio integrato dai contributi Inps.

L’11 luglio scorso, nell’ambito della stessa inchiesta, i finanzieri, sempre su delega del pm Francesca Miglietta, hanno eseguito un sequestro preventivo di disponibilità finanziarie e di beni immobili (tra cui abitazioni e terreni) per un valore di circa cinque milioni di euro ed è ancora in corso. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari segna una tappa (un passaggio per consentire agli indagati di accedere agli atti) e non rappresenta una condanna anticipata. «Vedremo come muoverci dopo aver letto con attenzione il contenuto degli atti» commenta l’avvocato Luigi Covella, legale dei fratelli Torchetti. Nel collegio difensivo ci sono, tra gli altri, anche Dimitry Conte, Francesco Zompì ed Ester Nemola.

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