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Dopo aver ucciso il figlio ex preside voleva suicidarsi

Dopo aver ucciso il figlio ex preside voleva suicidarsi
GALLIPOLI - Aveva intenzione di uccidersi Sebastiano Sabato, l’ex preside in pensione che mercoledì sera ha ucciso con due colpi di pistola il figlio Antonio nel suo appartamento di Gallipoli. È questo il retroscena che emerge all’indomani della tragedia, e che se possibile la rende ancora più drammatica.
L’altro pomeriggio, il 75enne aveva messo in tasca la propria Beretta calibro 7.65 per recarsi in campagna e farla finita. Una decisione presa all’apice della disperazione, dovuta al fatto di non riuscire più a gestire il figlio, affetto da gravi problemi psichici.

In cura da undici anni, Antonio ha sempre dato pensieri e preoccupazioni ai genitori, a causa del suo disagio mentale. Mercoledì mattina il 39enne è riuscito ad introdursi in casa di una signora di Gallipoli, pronunciando frasi sconnesse. La donna, che non riusciva in nessun modo a farlo andare via, spaventata ha iniziato a contattare amici e conoscenti per chiedere aiuto.
Sebastiano Sabato e la figlia Daniela sono stati informati dell’accaduto, e con il loro intervento sono riusciti a riportare Antonio a casa.

Il 75enne, particolarmente provato per la scomparsa della moglie avvenuta appena due settimane fa, a quel punto ha maturato il suo proposito suicida. Stava per lasciare la sua abitazione di Taviano, con la pistola in tasca, ma è stato raggiunto da una telefonata del figlio, che gli chiedeva di parlargli. Convinto dalla figlia Daniela, Sabato si è recato insieme a lei nell’appartamento di via Giambattista Vico, a Gallipoli.
I tre erano in cucina, e fin da subito i toni della discussione sono diventati particolarmente accesi. Il 38enne ha inveito contro il padre, facendo riferimento anche alla scomparsa della madre. In quel momento, la mente del pensionato si è offuscata, ha estratto la pistola ed ha sparato. Due colpi, uno dei quali lo ha raggiunto al petto. Subito dopo, resosi conto dell’abominio appena commesso, ha puntato l’arma contro se stesso. È stato solo grazie al tempestivo intervento della figlia che l’uomo non ha premuto il grilletto.

Vista la situazione, il pubblico ministero Emilio Arnesano gli ha concesso gli arresti domiciliari. «È una tragedia familiare - commenta amareggiato l’avvocato Luigi Suez - Il paradosso è che in Italia una persona affetta da problemi psichici non può essere ricoverata in una struttura specializzata senza il proprio consenso. È assurdo. Questo da un lato compromette seriamente la salute del paziente, che così non può essere curato in maniera adeguata, e dall’altro mina la stabilità e l’equilibrio della famiglia, che non riesce a gestire autonomamente un parente con problemi mentali».
Questo pomeriggio il medico legale Ermenegildo Colosimo effettuerà l’autopsia, mentre nei prossimi giorni ci sarà l’interrogatorio di convalida da parte del giudice per le indagini preliminari Stef ano Ser nia Pare che al momento l’uomo sia in uno stato confusionale, e forse ancora non si rende conto di quanto accaduto. Per un supporto psicologico è stato chiesto l’intervento del Cim di Gallipoli. [l.cap.]

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