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Sabato 23 Settembre 2017 | 04:14

Tutti a casa al Comune di Gallipoli niente accordo, il sindaco si dimette

Tutti a casa al Comune di Gallipoli niente accordo, il sindaco si dimette
di Giuseppe Albahari

GALLIPOLI - Da mezzanotte la città non ha sindaco e consiglio comunale. E ora si attende l’arrivo del commissario inviato dal prefetto.L’epilogo dell’amministrazione guidata da Francesco Errico è stato scritto nel consiglio convocato per ieri mattina dal presidente Cosimo Giungato per l’approvazione del bilancio. «Sono presente», ha dichiarato il primo cittadino in apertura di seduta, «in ossequio alla diffida del signor prefetto. Non essendo però cambiata la mia posizione circa il fatto di non ritirare le dimissioni, e anzi mi rammarico che non sia stato accolto il mio invito originario alle dimissioni contestuali di nove consiglieri per lo scioglimento immediato di questo consiglio comunale, ritengo doveroso allontanarmi dall’aula e non partecipare ai lavori».

Lavori che poi non sono proseguiti, anche se la seduta era valida essendo assenti solo tre consiglieri - Salvatore Guglielmetti (Gruppo misto), Toti Di Mattina (Conservatori e riformisti) e Cosimo Chianella (Ppdt) - sui 16 componenti l’assemblea. Rosario Solidoro (I pugliesi) ha valutato inutile «continuare la farsa» di una seduta che a suo avviso non si sarebbe dovuta tenere e ha abbandonato l’aula. Si sono associati Luigi Suez (Gallipoli 2012) e Antonio Barba (Conservatori e riformisti), seguiti dai consiglieri di tutti i gruppi senza ulteriori dichiarazioni. Dopo un breve lasso di tempo e con i banchi totalmente vuoti, il presidente Giungato ha dichiarato sciolta la seduta per mancanza del numero legale.

Si è conclusa così l’esperienza iniziata con l’elezione di Errico nel maggio 2012. Esattamente tre anni dopo, lo scorso 9 maggio, si era dimesso dopo che alcuni consiglieri di maggioranza (Luigi Caiffa e Giancarlo Padovano dell’Udc e Cristian Carroccia di una civica) avevano aderito al progetto di una parte dell’opposizione, comunque fallito, mirato allo scioglimento anticipato del consiglio. La prospettiva d’una nuova maggioranza, sancita dalla sottoscrizione di un documento programmatico, lo aveva convinto a ritirare le dimissioni, ma la situazione è precipitata dopo la nomina di due assessori non condivisa dal Pd e il successivo azzeramento della giunta non ha comportato il rientro dei suoi due consiglieri in maggioranza. A quel punto il «tutti a casa» è diventato inevitabile e si tornerà alle urne nella prossima primavera.

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