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Nardò, parenti di politici in coop bar comunale «Procedura regolare»

Nardò, parenti di politici in coop bar comunale «Procedura regolare»
NARDO' (LECCE) - Le parenti dei due consiglieri comunali di maggioranza Sergio Vaglio e Andrea Frassanito fanno parte sin dalla sua costituzione, luglio 2014, della cooperativa «Insieme solidali». Lo afferma la presidente della coop Michela Forte, che fornisce la sua versione dei fatti in merito all’aggiudicazione della gestione del bar in zona 167. Intanto la polemica politica non si placa e il consigliere provinciale Giovanni Siciliano chiede al sindaco se non sia il caso di azzerare subito la giunta: i due consiglieri comunali fanno parte dello stesso gruppo politico e il loro riferimento in giunta è l’assessore ai Lavori pubblici.«La cooperativa - spiega Michela Forte - è una società di diritto privato, costituita esclusivamente da soci privati che liberamente hanno scelto di aderirvi, senza alcuna partecipazione pubblica né soggetta a forme di controllo pubblico, che non beneficia di finanziamenti pubblici ma che ha investito di tasca propria, per cui il riferimento a presunte “parentopoli” nella composizione del consiglio di amministrazione è del tutto inappropriato e fuori luogo».

Poi si inoltra in valutazioni di ordine meno tecnico: «Del tutto inaccettabile è il riferimento ad una presunta questione di opportunità politico-morale o addirittura ad un conflitto di interessi nell’affidamento alla cooperativa, la cui compagine sociale è composta in parte da parenti di amministratori in carica, della gestione di una struttura di proprietà comunale, ove si consideri che l’affidamento è stato preceduto dal regolare svolgimento di una procedura di evidenza pubblica, alla quale ha preso parte, oltre alla cooperativa, soltanto un altro concorrente, peraltro escluso per incompletezza della documentazione amministrativa. Ed allora, se così è - conclude - non è accettabile che ad una cooperativa possa essere precluso, anche solo per una questione di opportunità politico-morale, di concorrere ad una procedura di evidenza pubblica per la gestione di una struttura di proprietà comunale per il sol fatto che parte dei propri soci abbiano legami di parentela con amministratori comunali, a meno di non voler (mal)pensare che l’aggiudicazione sia proprio il frutto di tale legame».

orte spiega che la coop sta creando occasioni di lavoro a persone svantaggiate, sta contribuendo a valorizzare una zona della città che ad oggi non aveva avuto la dovuta attenzione, «il che, mi rendo conto, può suscitare nei soliti disfattisti sentimenti di fastidio ed invidia». Siciliano, invece, evidenzia l’incapacità ormai conclamata degli uffici comunali di sfornare bandi di gara inattaccabili e consiglia il sindaco di azzerare la giunta e verificare la situazione con freddezza: «Non può essere, questo, l’ennesimo episodio che non dia occasione per una reale svolta ed un cambiamento di metodo». [b.v.]

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