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Lorenzo, la morte per cardiopatia Prozio deceduto in un incidente andava al funerale del ragazzo 

Lorenzo, la morte per cardiopatia Prozio deceduto in un incidente  andava al funerale del ragazzo 
LECCE – Lorenzo Toma aveva una importante patologia cardiaca, una cardiomiopatia ipertrofica che potrebbe essere stata la causa della sua morte. È la prima certezza portata dalla autopsia per capire cosa abbia fatto smettere di battere il cuore di un diciottenne che come tanti domenica scorsa trascorreva una nottata estiva nella discoteca Guendalina di Santa Cesarea Terme.

L'esame è stato eseguito nell’obitorio del Vito Fazzi di Lecce dal medico legale Alberto Tortorella, su incarico del magistrato inquirente alla presenza del cardiologo Claudio Perrone, consulente della famiglia del giovane leccese. Si tratta di una patologia che è spesso causa di morte improvvisa soprattutto in presenza di stress fisico, per via delle sue aritmie causate dalla riduzione della camera del ventricolo sinistro del cuore.

Nel caso di Lorenzo è stato accertato che il cuore era anche più grosso del normale. Una malattia genetica spesso difficile da diagnosticare, perché asintomatica, simile a quella riscontrata in molti calciatori morti all’improvviso sul campo, come Piermario Morosini. Per saperne di più, bisognerà comunque aspettare qualche giorno per gli esiti degli esami tossicologici, mentre entro 60 giorni arriveranno i risultati di quelli istologici.

Cosimo TomaMUORE IL PRO ZIO DEL RAGAZZO: STAVA ANDANDO AL FUNERALE (di Valentina Murrieri)  - Una tragedia nella tragedia. Si schianta con l’auto a Maglie, demolendo un muro, e muore sul colpo, mentre si reca ai funerali del pronipote, il 77enne Cosimo Toma, prozio del giovane leccese deceduto in una discoteca di Santa Cesarea Terme. 

Pensionato ed ex dipendente Asl, si trovava alla guida della sua Mercedes quando, forse per un malore, ha perso il controllo ed è finito a velocità elevata contro i locali che ospitano una fioreria, dove presumibilmente si stava recando per acquistare dei fiori per il Lorenzo, figlio di un suo nipote diretto. La parete ha ceduto, aprendo un varco nell’edificio. Per l’anziano, nulla da fare. È spirato sul colpo a causa delle gravi lesioni riportate. Aveva perso la moglie circa un anno addietro. (foto di Rocco Toma)


IN TANTI PER L'ULTIMO SALUTO - Dolore e commozione hanno accompagnato questo pomeriggio i funerali di Lorenzo a Lecce. La cerimonia funebre è stata officiata dall’arcivescovo di Lecce mons. Domenico D’Ambrosio nella chiesa di San Giovanni Maria Vianney, in piazza Partigiani, dove Lorenzo era solito recarsi a messa con i nonni residenti nella zona.

La bara bianca con sopra un fascio di fiori dello stesso colore è arrivata accolta da un lungo applauso. Tanta la gente che non ha trovato posto all’interno. Conoscenti, parenti e amici. Soprattutto giovani con il volto rigato dalle lacrime. Seduti al primo banco il padre Vincenzo, la madre Carla e la sorella Virginia. Nell’omelia monsignor D’Ambrosio ha invitato i giovani a "vivere questo tempo rispettando la vita, come un dono da custodire non permettendo a nessuno di strapparvela".

Al termine della cerimonia funebre la mamma Carla ha letto le frasi scritte su un biglietto che il figlio aveva affisso sulla scrivania dove fino al mese scorso stava preparando gli esami di maturità: "Avere la lucidità, il coraggio di volere realizzare a tutti i costi un sogno ignorando le emozioni negative e pensare solo ad arrivare in cima. Questo è il fascino, il fascino è avere le idee chiare in testa di ciò che si vuole".

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