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«L’esame da avvocato a Lecce era la fiera della copiatura»

«L’esame da avvocato a Lecce era la fiera della copiatura»
di Francesco Oliva

LECCE - «In bagno ho visto di tutto. Era la fiera della copiatura. Gente che consultava dispense o contattava con il telefonino il proprio studio legale per chiedere pareri e suggerimenti».Un aspirante avvocato, coinvolto nell’inchiesta sui compiti copiati per l’abilitazione alla professione nel 2012, decide di rompere il silenzio. Parla e lo fa all’indomani della notifica del decreto penale di condanna a firma del procuratore capo Cataldo Motta. In forma anonima svela meccanismi e ingranaggi della «filiera della copiatura», che ha portato a smascherare prima e a denunciare poi un vero e proprio esercito di copioni. Più di 100 secondo gli inquirenti.

«In un’aula in cui sono ammassati oltre 250 candidati i furbetti li trovi sempre - racconta l’allora aspirante avvocato - Si parlava e nessuno diceva nulla. Ed era facile ricorrere ad aiutini. È un gioco da ragazzi, per esempio, dare uno sbirciatina al compito del compagno che siede vicino. Nessuno si accorgeva su quanto succedeva perché le aule sono grandi e il controllo risulta complicato. In quelle più piccole, invece, il monitoraggio è serrato perché ci sono non più di 20-25 persone. In ogni caso, ho visto tanti movimenti sospetti. Soprattutto nei bagni. Ragazzi e ragazze con libri in mano, con portali internet, smarthphone o Ipad. Girava di tutto».

L’allora aspirante avvocato spiega come sfuggire ai controlli non sia stato poi così difficile: «Dopo due ore puoi uscire e fare quello che vuoi. Ho visto con i miei occhi gente assentarsi per oltre mezz’ora e poi rientrare tranquillamente. La collaborazione fra candidati è semplicissima. C’erano persone che si scambiavano i posti o altre che arrivavano da complessi vicini, abbandonando la sede. Proprio come la persona al mio fianco».

Il giovane candidato è un fiume in piena. La sua è una delle 103 prove annullate. Secondo la Commissione i primi dieci righi della prova penale sono un «copia e incolla» dell’esame di un suo collega. «Una persona, tra l’altro molto più grande di me, mi chiese di dargli una mano - racconta il giovane - Era la prima volta che facevo il compito. Non sapevo come funzionava e mi sono lasciato trascinare dagli eventi. Per un eccesso di zelo e per quella sorta di comunanza che si crea in aula, ingenuamente gli passai l’elaborato. Copiò dieci righi della parte iniziale. Parola per parola, così che la commissione annullò i due compiti. Nonostante la parte centrale e i passaggi finali fossero diversi, il compito mi è stato annullato per colpa di un’altra persona».

Come molti altri colleghi bocciati anche l’anonimo ha riprovato dodici mesi dopo l’esame. «L’anno successivo ho superato brillantemente le tre prove. Sia lo scritto che l’orale». Ora, ripensando a quanto successo e con una multa di 11mila euro da pagare (la Procura ha chiesto la condanna convertita in pena pecuniaria), il giovane avvocato non ha dubbi: ritiene di essere rimasto vittima di un’ingiustizia. «Presenterò opposizione tramite il mio avvocato. Questa cosa non finirà qui. Ormai mi sono creato il mio giro di clienti e non è giusto finire nel calderone per una leggerezza che ritengo di non aver compiuto».

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