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Rifiuti, maxi-stangata sui 97 Comuni salentini dovranno pagare 20 milioni

Rifiuti, maxi-stangata sui 97 Comuni salentini dovranno pagare 20 milioni
LECCE - Tutti e 97 i Comuni della provincia di Lecce dovranno aprire i cordoni della borsa e pagare 20 milioni di euro alla società Progetto Ambiente srl, che gestisce l’impianto di cdr a Cavallino. Il combustibile da rifiuto, infatti, costa ancora più caro di quanto era previsto. Lo ha stabilito una volta per tutte il Consiglio di Stato, che il 21 luglio scorso ha sentenziato: alla società va riconosciuto il diritto all’adeguamento della tariffa di conferimento.

È stato respinto, dunque, il ricorso in appello presentato dall’Ato provincia di Lecce per chiedere di riformare la sentenza del Tar del 19 giugno 2014. I giudici amministrativi di primo grado, infatti, avevano quantificato la tariffa dovuta in questo modo: 79,96 euro/t per il 2010, 79,45 euro per il 2011, 77,67 euro per il 2012 e 77,07 euro per il 2013.

«L’incremento - ha spiegato Luigi Quinto, legale della Progetto Ambiente - è legato alla riduzione degli incentivi statali per il recupero energetico del Cdr. Erano pieni, quando la gara è stata indetta, nel 2004, dall’allora Commissario delegato per l’emergenza in Puglia. Successivamente, con la legge finanziaria del 2007, i contributi statali sono stati ridotti del 50 per cento, con ovvie ripercussioni sui costi di conferimento». Un aumento della tariffa sarebbe stato inevitabile, visto che sono sopravvenute modifiche normative che hanno alterato l’equilibrio contrattuale.

È il principio riconosciuto in primo e secondo grado.

Il Consiglio di Stato lo scrive a chiare lettere: si tratta di un diritto che «non è più sindacabile e deve essere riconosciuto in funzione del dato oggettivo rappresentato dall’incremento dei costi di gestione derivante da modifiche normative sopravvenute, a nulla rilevando i profili di un’eventuale e meramente ipotetica responsabilità della pubblica amministrazione». Il riferimento, in quest’ultimo passaggio, è alle ragioni del ritardo con il quale il servizio è stato avviato.

È la decisione che chiude un tira e molla durato sei anni e combattuto nelle aule di tribunale, a più riprese.

Già all’indomani dell’entrata in funzione dell’impianto di cdr di Cavallino, Progetto Ambiente, società partecipata dal Gruppo Marcegaglia di Mantova e dal Gruppo Albanese di Massafra, aveva chiesto di ritoccare, al rialzo, le tariffe, per effetto di alcune modifiche normative sopravvenute rispetto all’indizione della gara vinta e che avrebbero determinato un maggiore costo di gestione.

Da allora, il duello: l’Ato ha respinto la richiesta e dal 2011 si è andati avanti a colpi di ricorsi, con ben dieci impugnative presentate dal gestore a Tar e Consiglio di Stato. La relazione del consulente tecnico nominato dal giudice è diventata il perno: è stato dimostrato che il prezzo medio di conferimento è cambiato a partire dal 2007 proprio per effetto della finanziaria che ha ridimensionato gli incentivi. Si è passati da 36,00 euro a tonnellata a 80,00 euro a tonnellata. Uno scarto che si è chiesto di compensare, per ogni anno di gestione a partire dal 2010: moltiplicato per i cinque anni e mezzo di servizio già espletati e per i quantitativi conferiti, determina un credito per la ditta di 20 milioni di euro, da ripartire tra tutti i Comuni in base alle quantità conferite.

t.col.

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