Mercoledì 15 Agosto 2018 | 09:43

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Solo «spiccioli» di rame la crisi entra nelle chiese e impoverisce la questua

Solo «spiccioli» di rame la crisi entra nelle chiese e impoverisce la questua
LECCE - La Chiesa entra nell’«età del rame». Nei cestini delle offerte, infatti, spariscono le banconote anche di piccolo taglio ed abbondano, invece, i centesimi di rame. Alcuni parroci confermano che la questua è più pesante, ma nello stesso tempo più leggera (dal punto di vista del valore). La recessione economica è entrata prepotentemente nelle parrocchie leccesi. Si risparmia su tutto, anche sulle buone azioni, candele votive comprese. E per le parrocchie diventa sempre più dura gestire quelle che, in un Comune, sono definite le spese correnti, come le spese per il riscaldamento e l’energia elettrica oltre che per la manutenzione ordinaria di edifici religiosi e oratori. A picco le offerte festive e prefestive, resistono ancora quelle legate a iniziative e progetti di particolare significato culturale e religioso.

L’allarme offerte torna a ravvivare le omelie domenicali. D’altra parte è comprensibile, la gente resta senza lavoro e tira la cinghia. Le famiglie, che un tempo appartenevano al «ceto medio», oggi, sono quelle che risentono di più degli effetti della crisi. Ed ecco che alla disoccupazione sopraggiunge povertà e disperazione. Il cestino delle offerte è sempre più vuoto. «Sono pochi, ormai, i fedeli che danno un’offerta durante le messe festive e prefestive», fa sapere don Vincenzo Caretto, rettore della chiesa di Cristo Re, per anni cappellano nell’ospedale Vito Fazzi. «La maggior parte delle persone dona solo pochi centesimi, che creano anche difficoltà nel poterli contare. Tra l’altro i commercianti non li accettano in cambio di banconote».

Non solo. Gli scenari, tutt’altro che positivi, riguardano anche la categoria stessa dei sacerdoti: «Questa crisi colpisce molti miei confratelli e parroci salentini – aggiunge – Ci affidiamo alla provvidenza. C'è da pagare la luce delle chiese e manutenzioni varie. Un parroco giovane che non insegna, ad esempio, deve vivere con un fisso che la Chiesa italiana gli riconosce ogni mese. Si tratta di 800-850 euro netti al mese». Insomma, anche la carità viene meno proprio nel momento in cui si avverte di più il bisogno.

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