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23 anni fa una telefonata «Te l’abbiamo ammazzato» La moglie: voglio il corpo

23 anni fa una telefonata «Te l’abbiamo ammazzato» La moglie: voglio il corpo
di BIAGIO VALERIO

NARDÒ - Ventitré anni, e ogni anno un pensiero, una telefonata a qualcuno dei suoi tanti amici, un appello caduto nel vuoto. Tanti ne sono trascorsi dal dieci giugno del 1992 quando scompare misteriosamente – e il mistero permane ancora oggi - Antonio "Uccio" Rapanà, all’epoca 53enne. Le ricerche dell’uomo iniziarono “con calma” e solo il ritrovamento della sua Audi 80 completamente bruciata, in contrada Fattizze, nell’Arneo, diede corpo all’ipotesi di una lupara bianca. Altrimenti l’episodio rischiava di essere derubricato ad una fuga per debiti. Oggi la moglie, Lucia Meleti, ritorna a chiedere uno spiraglio di luce, qualche notizia che possa confermare l’atroce ipotesi di un regolamento di conti, di un corpo fatto sparire chissà dove e in che modo.

«Ricordo un particolare di quella terribile giornata - racconta Lucia - quando luimi disse che andava con un amico ad un appuntamento e che mi sarei dovuta preparare perché verso l’una sarebbe tornato a casa per portarmi al mare. Non l’avrei più rivisto». Il particolare? Uccio era un uomo ordinatissimo, la sua precisione era maniacale. Eppure quel giorno, nella concitazione di rispondere al telefono della camera da letto, poi lo lascia spostato, fuori posto. La signora Lucia ricorda questo momento, minuscolo, di quella giornata e conclude il ragionamento: «Era rimasto sconcertato, scosso».
Chissà, forse Uccio aveva avuto il sentore che era un appuntamento con i sicari che l’avrebbero ammazzato. «I miei figli, soprattutto la femmina che sta in Germania - dice - mi chiede spesso di lanciare un appello, di chiedere a chi sa qualcosa di parlare. Ma nessuno si manifesta, nessuno si avvicina per darci un motivo di consolazione, anche solo l’indicazione di un luogo dove andare a posare un fiore».

L’omertà di un paese in cui qualcuno che sapeva non c’è più, in cui qualcuno sicuramente sa ma non parla per timore di ritorsioni. Rapanà aveva avuto qualche precedente legato al contrabbando. Era andato in carcere giovanissimo ma dopo non era più finito in cella. Sulla vicenda c’è anche il sospetto dell’usura, per la quale poteva aver frequentato persone pericolose. Forse voleva fare il salto di qualità, cercando di insinuarsi nel business dell’estorsione. Forse, ipotesi. Quelli sono gli anni in cui chi si mette di traverso viene freddato, muore per strada, sparisce per sempre. Sta montando l’onda nera della vera mafia organizzata nel Salento. Lucia ha solo il ricordo di una lontana telefonata, di notte: «Te l’abbiamo ammazzato».
Il fratello, Mimino, ricorda gli ispettori di polizia che gli tirano fuori la foto telefax di un uomo ritrovato nella Senna ma non era lui. Poi nulla più: 23 anni di solitudine e di silenzio.

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