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Ciolo «ingabbiato» ricorso di Legambiente

Ciolo «ingabbiato» ricorso di Legambiente
di MAURO CIARDO

GAGLIANO DEL CAPO - Legambiente ricorrerà al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che sbloccava i lavori al Ciolo. La conferma è arrivata ieri da Roma, quando l’ufficio legale dell’associazione ha dato l’ok al suo presidente Vittorio Cogliati Dezza a firmare il ricorso ai giudici di Palazzo Spada contro l’apposizione di reti metalliche in una delle insenature più protette di Puglia, un «canyon» con un habitat unico al mondo. Nelle scorse settimane, il Tar di Lecce aveva sentenziato che i lavori si sarebbero potuti realizzare perché le prescrizioni della Soprintendenza erano arrivate fuori tempo massimo e lo stesso ente di tutela aveva promosso un appello al Consiglio di Stato a difesa della sua tesi. Ora arriva la decisione degli ambientalisti, che attraverso gli avvocati Mario Panico e Anna Baglivo, impugneranno la sentenza dei giudici amministrativi leccesi.

L’area di intervento, va ricordato, è stata sequestrata dalla procura della Repubblica di Lecce su provvedimento del pubblico ministero Elsa Valeria Mignone per un presunto deturpamento delle bellezze ambientali.

«Il Ciolo è troppo importante perché lo si possa trattare con banale superficialità – ha commentato il presidente del circolo di Legambiente “Capo di Leuca”,Valerio Ferilli - è questo semplice ragionamento che spinge a non chinare il capo, a non perdere la forza, a non rinunciare alle proprie idee, ad opporsi alla sentenza di un tribunale. Legambiente non poteva venir meno al dovere di lasciare intentata ogni singola possibilità di salvaguardare la maestosa bellezza di questo posto. Impugniamo la sentenza emessa dal Tar di Lecce – prosegue - con tutti i costi, le incombenze e le difficoltà che ciò comporta. La partita non è ancora finita, ora la palla passa a Roma. Sarà il Consiglio di Stato a valutare se quella sentenza è esaustiva rispetto alle questioni sollevate da Legambiente, o se, come riteniamo, ci sono ancora tante e troppe lacune per le quali – conclude - quell’intervento da parte del Comune non può essere realizzato».

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