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Coca da Colombia a Salento 7 arresti: clan tentò corrompere un finanziere

Lecce - Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate a Francesco e Vittorio Pezzuto, 71 e 48 anni, di Squinzano e ai calabresi Giuseppe Novello, di 34 e Stefano Condina, di 59. Sono sfuggiti alla cattura altre tre persone, i fratelli squinzanesi Antonio e Patrizio Pellegrino e un cittadino colombiano
Coca da Colombia a Salento 7 arresti: clan tentò corrompere un finanziere
BRINDISI – La guardia di finanza ha eseguito stamani sette arresti tra il Salento e la Calabria ritenendo di aver sgominato una organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di stupefacenti, in particolare cocaina, proveniente dal Sud America.

Nell’ambito dell’operazione, coordinata dalla Dda di Lecce (il procuratore, Cataldo Motta e i sostituti procuratori Valeria Farina Valaori e Giuseppe Capoccia), sono state compiute perquisizioni, principalmente nel nord leccese. Le sette persone arrestate sono accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata all’acquisto, importazione, trasporto, detenzione, distribuzione, vendita e cessione di droga.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate a Francesco e Vittorio Pezzuto, 71 e 48 anni, di Squinzano (Lecce) e ai calabresi Giuseppe Novello, di 34 e Stefano Condina, di 59. Sono sfuggiti alla cattura altre tre persone, i fratelli squinzanesi Antonio e Patrizio Pellegrino e un cittadino colombiano. L'organizzazione, a quanto accertato, trasportava in Italia, direttamente da Colombia, Equador e Perù, quantitativi di cocaina, dai 70 ai 100 chili per volta, su navi mercantili che approdavano nei porti di Genova e Gioia Tauro e da qui veniva smistata nel Salento.

I carichi di copertura erano costituiti da asparagi in scatola e banane. Gli investigatori hanno anche stabilito che l'organizzazione stava progettando di mischiare la droga al carbone. Ogni carico di cocaina aveva un valore di circa quattro milioni di euro.

L'inchiesta della Dda di Lecce  è partita dalla segnalazione fatta alla Procura di Brindisi di un finanziere, in servizio nel porto di Brindisi, al quale era stato offerto un compenso di 100mila euro per 'chiudere un occhiò e far passare la droga dallo scalo, nonostante non sia dotato di un terminal container. Il militare ha rifiutato il tentativo di corruzione e dato il via alle indagini. L’associazione ha così scelto come approdo italiano i porti di Gioia Tauro e Genova. I fatti risalgono al 2013 e 2014.

Il comandante regionale Puglia della Guardia di Finanza, gen.Giuseppe Vinacolo, ha elogiato con i giornalisti il comportamento del militare che ha rifiutato il tentativo di corruzione: "Ha mostrato onestà e senso del dovere di fronte al tentativo dei trafficanti di ottenere un passaggio senza controllo della droga. Ha affermato la legalità, perchè ha sentito nell’animo lo spirito del proprio mestiere, e non perchè tanto era riportato su un ordine di servizio".

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