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Giovedì 26 Aprile 2018 | 13:13

Tap, il braccio di ferro si sposta a Palazzo Chigi

di BEPI MARTELLOTTA
BARI - Si sposta di nuovo a Palazzo Chigi il braccio di ferro per le decisioni finali sul Tap (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto che collegherà l’Italia all’Albania ed alla Grecia con approdo a San Foca- Melendugno, in provincia di Lecce. È iniziata la seconda fase autorizzativa sul progetto, ma il braccio di ferro tra Roma e il Salento non si arresta e, anche nel Pd il malessere comincia a farsi sentire
Tap, il braccio di ferro si sposta a Palazzo Chigi
di BEPI MARTELLOTTA

BARI - Si sposta di nuovo a Palazzo Chigi il braccio di ferro per le decisioni finali sul Tap (Trans Adriatic Pipeline), il gasdotto che collegherà l’Italia all’Albania ed alla Grecia con approdo a San Foca- Melendugno, in provincia di Lecce. È iniziata la seconda fase autorizzativa sul progetto, ma il braccio di ferro tra Roma e il Salento non si arresta e, anche nel Pd il malessere comincia a farsi sentire.

Il ministero dello Sviluppo Economico, registrata la mancata intesa tra i ministeri (sì dell’Ambiente, no dei Beni culturali) e quella in sede di Conferenza Stato-Regioni, lo scorso 26 gennaio ha rimesso al Consiglio dei Ministri il verdetto sul procedimento, in merito alla dichiarazione di pubblica utilità per la costruzione dell’infrastruttura che parte in Azerbaigian, sul Mar Caspio. Pubblica utilità messa nero su bianco nel decreto Sblocca-Italia nel mentre la Regione, convocata per mercoledì a Palazzo Chigi proprio per discutere degli atti propedeutici alla realizzazione, resta sul piede di guerra sorretta dai «No Tap» dei comuni limitrofi. Il progetto prevede 45 chilometri (105 a partire dalla costa albanese) con il tratto sulla terraferma salentina - dall’approdo al terminale di depressurizzazione - di 8 chilometri. La società Tap, nel frattempo, ha incassato il giudizio del Tar Lazio sui carotaggi da effettuare a San Foca, che il Comune di Melendugno aveva provato a vietare con un’ordinanza.

«L’assessore Lorenzo Nicastro sostanzialmente dichiara una sorta di impotenza del governo regionale - attacca Fritz Massa, deputato Pd - ad incidere sulle scelte del Governo centrale. Ho sempre ritenuto, e da quasi un anno vado ripetendo, che così non è: la Regione, nei tempi e con le modalità giuste, avrebbe potuto svolgere un ruolo attivo sulla questione della localizzazione, mentre è rimasta silente, anzi, assente, per tutta la fase della valutazione di impatto ambientale in sede ministeriale». Ora, nella procedura innanzi alla Presidenza del Consiglio, la Puglia potrebbe riprendere l’iniziativa. Come? «A sostegno delle imprese regionali per la partecipazione ai lavori anche fuori dall’Italia, dopo la formale richiesta delle organizzazioni imprenditoriali, cui, nel silenzio del governo regionale - continua Massa - ha risposto il governo nazionale». E ancora: la Regione potrebbe, sostiene il parlamentare democratico, avanzare «la richiesta di definire, in un tavolo istituzionale con il Governo e con Tap, gli investimenti di tutela e ripristino ambientale». Perché «se davvero nulla di serio sarà riconosciuto al territorio a fronte della realizzazione dell’opera è bene che si sappia, sin d’ora, che la responsabilità sarà, tutta intera, delle istituzioni che non hanno saputo tutelare il territorio». Quanto al decreto Sblocca-Italia «non è assolutamente vero che la recente legislazione abbia escluso Regione ed enti locali dai processi decisionali», piuttosto «la decisione assunta di impugnare innanzi alla Corte Costituzionale recenti leggi del Parlamento nazionale - dice Massa - nasconde un limite nell’azione del governo regionale». Indice puntato, dunque, sul «no ideologico all’opera e sulla sterile propaganda contro il governo», nel mentre la Regione rivendica problemi di risorse per l’erosione delle coste e i comuni, Melendugno compresa, «invochino fondi regionali per intervenire».

In realtà anche il Pd pugliese (vedi le contestazioni dei «No Tap» nei confronti di Emiliano) sulla vicenda sta facendo il «pesce in barile». Il Pd, tuona Massa, «deve essere il garante di una politica capace di assumere la responsabilità delle scelte. Perché, se è vero che la Puglia, con il centrosinistra, ha conquistato sul campo il ruolo di Regione leader nel Mezzogiorno, senza una netta e decisa innovazione nel metodo e nel merito ci accingeremmo al cammino inverso».

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