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Università islamica Lecce dice di «no»

LECCE - Il Comune chiude le porte all’Università islamica. Dopo un confronto segnato da non poche critiche e polemiche, l’amministrazione di Palazzo Carafa ha deciso di mettere fine all’ipotesi di attivazione dell’Ateneo islamico proposta da Giampiero Khaled Paladini, imprenditore di Magliano convertitosi all’Islam
Università islamica Lecce dice di «no»
LECCE - Il Comune chiude le porte all’Università islamica. Dopo un confronto segnato da non poche critiche e polemiche, l’amministrazione di Palazzo Carafa ha deciso di mettere fine all’ipotesi di attivazione dell’Ateneo islamico proposta da Giampiero Khaled Paladini, imprenditore di Magliano convertitosi all’Islam, presidente della Confederazione delle imprese del Mediterraneo (Confime). «Il progetto non ci riguarda» manda a dire l’assessore all’Urbanistica, Severo Martini.

«La decisione viene da una serie di valutazioni - spiega - Non abbiamo chiarezza sul percorso del progetto nè sui fondi nè sui finanziatori. E poi - continua l’assessore - non possiamo ignorare l’attenzione nazionale ed internazionale sull’Islam, in questo momento storico. Soprattutto, dobbiamo tener conto della volontà dei cittadini, i quali hanno mostrato contrarietà all’eventuale Università islamica».

Il «no» chiaro e secco che viene da Palazzo Carafa non sorprende nè scoraggia Paladini. «Quasi ce lo aspettavamo - replica - Avevamo ragione quando ritenevamo di essere stati presi in giro. Comunque, noi andiamo avanti, e tra un paio di settimane presenteremo la Fondazione ed i piani di studio».
Dopo la trattativa naufragata con la società milanese la Red (proprietaria di un importante immobile in città), il presidente di Confime ha preso contatti per l’acquisto di altri immobili. «Presenteremo i progetti in Municipio - fa sapere - Se saranno idonei e corretti, dovranno essere approvati; viceversa, saranno bocciati, alla stregua di qualsiasi altra domanda. Comunque - sottolinea - non intendiamo fare polemiche. Andremo avanti per la nostra strada».

Nei mesi scorsi, il presidente di Confime aveva avuto incontri formali ma interlocutori con il rettore Vincenzo Zara e con l’arcivescovo Domenico D’Ambrosio. Per il Comune era stato ricevuto, per l’appunto, dall’assessore Martini e dal dirigente Luigi Maniglio, e non aveva nascosto la delusione per il mancato confronto con il sindaco Paolo Perrone, nonostante le insistenze. Dietro il progetto dell’Ateneo islamico ci sarebbero, a detta di Paladini, i barili di petrolio provenienti dalla Lega araba e dall’Opec, l’organizzazione che riunisce i Paesi esportatori dell’«oro nero». Ci sarebbe anche il sostegno dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia e della Qatar foundation, aveva detto il presidente di Confime, nel novembre scorso, in una conferenza stampa convocata appositamente. Se non fosse che, pochi giorni dopo, la direzione nazionale dell’Ucoii ha smentito ogni rapporto, precisando «di essere del tutto estranea al progetto e di non avere avuto mai contatti con i promotori». [e.t.]

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