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Xylella, è allarme «Un errore il divieto di piantare gli ulivi»

di DANIELA PASTORE
LECCE - Vietato piantare ulivi nel Salento, per chissà quanti anni. La promessa da parte del ministero dell’Agricoltura di un’imminente nomina di un super commissario per l’emergenza della morìa degli ulivi non basta a rassicurare gli olivicoltori, sempre più angosciati dall’avanzata incessante del pestifero batterio e dall’impossibilità di piantare anche il più piccolo alberello di ulivo in tutta la provincia di Lecce
Xylella, è allarme «Un errore il divieto di piantare gli ulivi»
di Daniela Pastore

LECCE - Vietato piantare ulivi nel Salento, per chissà quanti anni. La promessa da parte del ministero dell’Agricoltura di un’imminente nomina di un super commissario per l’emergenza della morìa degli ulivi non basta a rassicurare gli olivicoltori, sempre più angosciati dall’avanzata incessante del pestifero batterio e dall’impossibilità di piantare anche il più piccolo alberello di ulivo in tutta la provincia di Lecce. Un divieto che riguarda in realtà anche peschi, mandorli, albicocchi, susini, ciliegi, querce, acacie, oleandri. Ed ancora quelle piante ornamentali che da sempre hanno abbellito i giardini e le ville pugliesi: polygala, ginestra, westringa.

Il Salento (mondo agricolo compreso) non ha ancora ben metabolizzato questo terribile effetto collaterale del funesto avvento di Xyllella fastidiosa nella Terra dei due mari. Ma la situazione sarà percepita a breve in tutta la sua gravità. I primi a piangere lacrime amare sono stati i vivaisti, su cui da mesi grava l’embargo della movimentazione vegetale delle piante ospiti del batterio da quarantena, e che minacciano ormai di chiudere bottega. Ma il divieto non fa dormire sonni tranquilli neanche agli olivicoltori leccesi che chiedono con forza una deroga al «niet» dell’Unione europea, almeno per ciò che riguarda gli ulivi. «La situazione è tragica - incalza il presidente del Consorzio per la tutela della Dop Terra d’Otranto, Giovanni Melcarne - Xylella avanza a vista d’occhio, nel Capo di Leuca ormai è una tristissima conta quotidiana dei nuovi contagi. Vengono i brividi solo a pensare allo scenario che potremmo avere dinanzi ai nostri occhi tra un paio di anni. Se a questo aggiungiamo il divieto di piantare ulivi allora la situazione diventa davvero grottesca».

Il presidente del consorzio della Dop salentina ha tutte le ragioni per vedere nero. L’olio che si fregia del riconoscimento Dop fa del territorio d’origine, come dice la stessa certificazione, il suo valore intrinseco. Il divieto europeo alla possibilità di piantare ulivi ha sicuramente una sua logica scientifica (ridurre il serbatoio di inoculo, ossia il “parco giochi” per le scorribande di Xylella). Ma i suoi effetti sul Salento appaiano non meno catastrofici della paventata decisione iniziale di estirpare tutti gli ulivi malati. «Finiremo per impoverire in modo esponenziale la superficie olivetata del Salento - denuncia Melcarne - e in più questo divieto impedirà quello che invece è stato più volte auspicato anche dal consesso scientifico internazionale, ovvero far diventare il Salento un immenso laboratorio a cielo aperto in cui poter testare eventuali cultivar resistenti al batterio».

Al grido di dolore degli olivicoltori si unisce ormai da mesi quello dei vivaisti, costretti a tenere in vita migliaia di piante considerate possibili ospiti di Xylella fastidiosa, per mancanza di ulteriori direttive della Regione. «Al danno si aggiunge la beffa», il mantra ormai ripetuto quotidianamente dal presidente del Distretto florivivaistico di Puglia, Piero Tunno. Lo stop alla movimentazione vegetale ha creato anche una sorta di guerra di campanile tra gli operatori florovivaistici delle varie province pugliesi. «Molti vivaisti del brindisino, o del barese, fanno finta di non conoscere il divieto che vige nel Salento e vendono ad acquirenti leccesi le piante che invece noi qui in provincia teniamo blindate in magazzino. Viene da chiedersi: ma a che gioco stiamo giocando?», denuncia il titolare di un vivaio del Leccese. Uno sfogo che palesa quanto la terribile fitopatia abbia scoperto i nervi degli operatori rurali, ormai allergici alla melina infinita della politica.

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