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«Parto cesareo in ritardo» Il bimbo muore e i genitori chiedono 2 milioni di euro

di FRANCESCO OLIVA
MAGLIE - Un taglio cesareo ritardato provoca a distanza di giorni la morte di un bambino, nato con problemi al cuore e ai polmoni. E i genitori, residenti a Maglie, chiedono i danni. Padre e madre del piccolo Raoul hanno citato in giudizio l’Asl avanzando una richiesta risarcitoria di quasi due milioni di euro. L’udienza è fissata per il prossimo 27 febbraio. Il dramma per Patrizia Giannachi, 34 anni, e Mauro Quirino, 37, inizia il 31 dicembre di due anni fa
«Parto cesareo in ritardo» Il bimbo muore e i genitori chiedono 2 milioni di euro
di Francesco Oliva

MAGLIE - Un taglio cesareo ritardato provoca a distanza di giorni la morte di un bambino, nato con problemi al cuore e ai polmoni. E i genitori, residenti a Maglie, chiedono i danni. Padre e madre del piccolo Raoul hanno citato in giudizio l’Asl avanzando una richiesta risarcitoria di quasi due milioni di euro. L’udienza è fissata per il prossimo 27 febbraio.

Il dramma per Patrizia Giannachi, 34 anni, e Mauro Quirino, 37, inizia il 31 dicembre di due anni fa. La donna, alla quarantesima settimana di gravidanza, si reca all’ospedale di Scorrano per sottoporsi ad un tracciato cardiotografico. Il giorno seguente, però, la donna è costretta a tornare in ospedale per alcuni dolori all’utero. Viene sottoposta ad esame ecografico che rileva l’assenza di liquido amniotico e bradicardia nel feto. Nonostante un quadro clinico estremamente preoccupante, il personale medico avrebbe indugiato per 80 minuti prima di eseguire il cesareo. Il neonato viene trasferito d’urgenza al reparto di Neonatologia di Lecce ma nonostante l’assistenza con supporti ventilatori e una terapia farmacologica, il cuore del piccolo cessa di battere nella tarda serata del 6 gennaio. Secondo la perizia medico-legale di parte a firma della specialista Ilaria De Fabrizio, il piccolo avrebbe subito una gravissima sofferenza per l’ingestione prolungata di liquido amniotico. «Quel che ebbe conseguenze negative di sostanziosa rilevanza sul piano clinico - scrive la dottoressa - fu l’intempestività e l’inadeguata assistenza da parte del reparto di Ostetricia che condizionarono sfavorevolmente la prognosi di vita del piccolo». Per il consulente nominato dai genitori, assistiti dall’avvocato Salvatore Abate, gli esiti dell’esame ecografico avrebbero dovuto preoccupare l’equipe medica al punto da attuare immediatamente il taglio cesareo. Invece la signora finì in sala parto con notevole ritardo. I genitori hanno preferito non presentare denuncia penale ma rivolgersi alla giustizia civile.

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