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Morti bianche, Lecce all'ottavo posto in Italia

LECCE - Lecce è ottava in Italia nella triste classifica delle morti sul lavoro. In provincia si sono registrate 13 vittime da gennaio a novembre dell’anno scorso, secondo i dati forniti dall’Inail.
Morti bianche, Lecce all'ottavo posto in Italia
LECCE - Lecce è ottava in Italia nella triste classifica delle morti bianche. In provincia si sono registrate 13 vittime da gennaio a novembre dell’anno scorso, secondo i dati forniti dall’Inail. «Sono ancora troppi gli incidenti che si verificano sul posto di lavoro - commenta Luigi Marullo, presidente della categoria Costruzioni di Confartigianato Imprese Lecce - Va detto, però, che c'è un eccesso di adempimenti burocratici da osservare, mentre si fa poco sulla sicurezza dal punto di vista concreto. In altre parola, si pensa spesso alle formalità da rispettare, ma si guarda poco alla sostanza e, dunque, alla reale messa in sicurezza dei cantieri edili».

In Italia, nel corso del 2014, si sono contate 919 vittime, di cui 684 decedute sul luogo di lavoro e 235 in itinere, cioè le persone decedute mentre si stavano recando sul luogo di lavoro. Un bollettino di guerra che narra un dolore collettivo e una piaga sociale.

A livello provinciale, il più elevato numero di vittime viene registrato a Roma (30). Al secondo posto Torino (24), al terzo Bari (23). Seguono Napoli (17), Cuneo (15), Brescia e Salerno (14), Lecce, Palermo, Modena e Milano (13). Mentre l’incidenza più alta della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa a livello provinciale viene registrata ancora una volta da Isernia (182) seguita da Enna (140). Stando ai dati forniti dallo studio, le donne che hanno perso la vita sul lavoro da gennaio a novembre 2014 sono 40 (5,8 per cento del totale). Gli stranieri deceduti sul lavoro sono 88 pari al 12,9 per cento del totale. Il giovedì e il martedì i giorni della settimana in cui si sono verificati più incidenti mortali. Il 33 per cento delle vittime aveva un’età compresa tra i 45 e i 54 anni (226 lavoratori), il 25,3 per cento dai 55 ai 64 anni (173 lavoratori).

Il tema della prevenzione e della promozione della salute sul luogo di lavoro deve, pertanto, essere affrontato nel quadro dell’evoluzione generale delle attività economiche, delle forme di occupazione, della popolazione attiva, con maggior numero di donne ma anche di lavoratori anziani, e della società in generale. Vi è stato un notevole progresso tecnologico che non ha eliminato o ridotto i fattori di infortunio o di malattia ma, anzi, li ha moltiplicati rendendoli più complessi e spesso anche più insidiosi ed inafferrabili. L’età media di chi perde la vita è di 37 anni e i motivi di queste morti bianche, secondo i dati, sono sempre gli stessi: inadeguatezze strutturali, rimozioni delle protezioni, il ribaltamento del trattore in agricoltura e gli incidenti stradali nel trasporto merci per le eccessive ore trascorse alla guida; insomma sono ancora tanti quei lavoratori che ogni giorno rischiano di non tornare a casa la sera e non c’è differenza tra le regioni del Nord e del Sud Italia.

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