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«I denti del leone» di Leandro custoditi nel Must

LECCE - l Must, il Museo storico di Lecce, chiude un anno di intensa, molteplice e qualificata attività espositiva, con «Ezechiele Leandro. I denti del leone». La mostra apre i battenti domani alle 18.30 alla presenza del sindaco Paolo Perrone e del sindaco San Cesario Andrea Romano.
La rassegna rientra nel solco della ripresa dell’attenzione nei confronti di Leandro partita proprio con le precedenti mostre
«I denti del leone» di Leandro custoditi nel Must
LECCE - l Must, il Museo storico di Lecce, chiude un anno di intensa, molteplice e qualificata attività espositiva, con «Ezechiele Leandro. I denti del leone». La mostra apre i battenti domani alle 18.30 alla presenza del sindaco Paolo Perrone e del sindaco San Cesario Andrea Romano. Con loro gli assessori Luigi Coclite e Daniela Litti, il direttore dell’Isti - tuzione leccese Nicola Massimo Elia ed il curatore Toti Carpentieri. Tutti insieme, dunque, il capoluogo salentino e il luogo del Santuario della Pazienza, invenzione di un artista, nato a Lequile il 10 aprile 1905, morto a San Cesario il 17 febbraio 1981, a lungo incompreso ed offeso, «nell’attuazione in nuce di una sorta di sistema allargato dell’arte».

La rassegna rientra nel solco della ripresa dell’attenzione nei confronti di Leandro partita proprio con le precedenti mostre del Must e con l’inserimento di ben quattro sue opere all’interno di «Temporary » la collezione della scultura pugliese del XX secolo. A ciò hanno fatto seguito il rinnovato impegno dell’amministrazione di San Cesario ed il vincolo del ministero dei Beni culturali sul Santuario della Pazienza. Così, attraverso una contenuta proposta di opere, provenienti nella quasi totalità dalla collezione del nipote Antonio Benegiamo, si intede dare finalmente organica visibilità all’ar tista salentino e alla sua ricerca espressiva a tutto campo, cancellando quell’equivoco naif troppo a lungo evidenziato da molte parti. Il tutto nella riconferma di quella visionarietà primitiva sulla quale, per primi, hanno appuntato Renzo Margonari e lo stesso Carpentieri.

Ecco, allora, quel suo essere pittore, scultore e scrittore, ovvero le «testimonianze di un verace primitivo», come sottolineava Leandro, nel rincorrersi di ventidue dipinti, quattro sculture e una sequenza di pagine scritte e disegnate. Opere suggestive finalizzate a far comprendere il ruolo e il significato del progetto alla base della creatività assoluta di uomo senza maestri e fuori da ogni regola. E ci si muove ben oltre la scoperta di parallelismi e analogie con modalità espressive «altre», dal «Palais Ideal» del postino Cheval nella citta francese di Hauterives, alla dreamtime dei popoli australiani aborigeni come i Pintupi, i Walpiri, i Luritja, sino alla dot art, alla trash art e a certa scultura che rimanda anche allo scultore viennese Fritz Wotruba.

La mostra, che resterà aperta fino al 22 febbraio, si avvale del catalogo stampato dall’Editrice Salentina nel quale, accanto agli interventi istituzionali, sono presenti i testi critici, un’esauriente biografia curata da Antonio Benegiamo ed Ambra Biscuso, uno scritto dello stesso Leandro. Segnaliamo, inoltre, le immagini di tutte le opere in mostra ambientate anche negli spazi museali e le foto di Francesco Spada che caratterizzarono, identificandola, la rassegna tenutasi nel Museo civico di San Cesario nel febbraio 1981, nata come primo e giusto riconoscimento pubblico fortemente voluto dall’allora sindaco del centro salentino Luigi Lezzi e divenuta una sorta di retrospettiva a causa della morte dell’artista sopraggiunta a pochi giorni dalla sua apertura. La realizzazione grafica della rassegna è di Pietralocale. [g.i.]

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