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Lecce, malata grave in sciopero della fame «Contro lo Stato» Gemelli disabili: aiutateci o staccate la spina

LECCE – Una donna di 57 anni di Lecce, Giuseppina Marzia, affetta da Scm, cioè sensibilità chimica multipla, da oggi è in sciopero della fame e manifesta la sua protesta davanti all’ingresso della Prefettura, a Lecce, stringendo tra le mani un cartello con su scritto: "Sono in sciopero della fame contro lo Stato per avere dignità"
IL COMMENTO di Michele Pacciano
Lecce, malata grave in sciopero della fame «Contro lo Stato» Gemelli disabili: aiutateci o staccate la spina
LECCE – Una donna di 57 anni di Lecce, Giuseppina Marzia, affetta da Scm, cioè sensibilità chimica multipla, da oggi è in sciopero della fame e manifesta la sua protesta davanti all’ingresso della Prefettura, a Lecce, stringendo tra le mani un cartello con su scritto: "Sono in sciopero della fame contro lo Stato per avere dignità".

A causa della sua malattia, la donna ha sviluppato una serie di intolleranze verso numerosissime sostanze di uso quotidiano che sono diventate improvvisamente nemiche: come creme e profumi. La donna, una ex commerciante, per curasi ha dovuto vendersi tutto quello che aveva, chiedendo da anni un aiuto alla Regione Puglia "che però – dice – non è mai arrivato". Ora vive con un sussidio di 281 euro mensili, insufficienti per garantirle le necessarie e continue cure. Ha quindi deciso, attraverso il proprio legale, Salvatore Greco, di citare in giudizio risarcitorio lo Stato e la Regione Puglia, chiedendo un milione di euro di danni per violazione degli articoli 3, 32 e 38 della Costituzione.

"Andrò avanti fin quando le forze me lo consentiranno, per riavere la mia dignità – annuncia la donna. La mia è una battaglia per i diritti, quelli che mi sono stati calpestati". "Mi sono ammalata cinque anni fa – racconta la donna – e ho dovuto girare decine di strutture per capire cosa avessi. Per curarmi ha dovuto vendere tutto anche le mie tre case e ora vivo con un sussidio di 281 euro. Siamo malati invisibili, di noi non si accorge nessuno e invece aumentiamo ogni girono di più, e in Italia si chiude persino l’unico centro di riferimento attivo, al Policlinico Umberto I di Roma".

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